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8 marzo 2013, la festa della donna contro il femminicidio

In occasione della festa delle donna, oggi 8 marzo 2013, Amnesty International Italia lancia un nuovo appello contro il femminicidio. L'associazione in difesa dei diritti umani ha nuovamente ribadito l'urgenza di fermare gli alti livelli di violenza domestica e il massiccio aumento delle uccisioni di donne da parte di uomini.

Il doodle di Google per la festa della donna

In un comunicato stampa, Christine Weise, presidente di Amnesty fa sapere: "La situazione è allarmante, come ricordato nel rapporto sull'Italia, pubblicato nel 2012, dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne. In Italia la violenza domestica sta sfociando in un crescente numero di uccisioni di donne per violenza misogina".

A Modena è nato il primo centro di recupero per gli uomini violenti. "Liberiamoci dalla violenza" è un servizio che consente ai maschi che picchiano le donne di curarsi. La dottoressa Monica Dotti, responsabile del centro, sottolinea coma la violenza sulle donne resta oggi un problema sostanzialmente nascosto: le donne non parlano, non denunciano. Secondo una ricerca Istat del 2012 almeno una donna su tre nel corso della vita subisce violenze e, nella maggior parte dei casi, questi episodi coinvolgono un familiare. Ed è proprio la vicinanza con l'uomo che porta spesso a nascondere il problema. L'istituto di ricerca svela che solo il 6% delle donne che subiscono maltrattamenti si rivolge alle autorità.

E ancora, secondo i dati forniti dalla Casa delle Donne di Bologna sul feminicidio, sono 124 le donne uccise per mano di un uomo nel 2012. In leggero calo rispetto al 2011 quando le vittime erano state 129. Ma nel dato del 2012 vanno anche conteggiati i 47 tentati femminicidi che non hanno portato alla morte della donna. E le 8 vittime, tra figli e altre persone che portano il totale a 132. Il 60% delle morti violente è avvenuto nel contesto di una relazione tra vittima e carnefice, in corso o addirittura già chiusa. Nel 25% dei casi le donne stavano per porre fine alla relazione o l'avevano già fatto.

L'appello di Amnesty è rivolto alle istituzioni: "Per contrastare adeguatamente queste violazioni dei diritti umani, le istituzioni italiane devono ratificare al più presto la Convenzione del Consiglio d'Europa del 2011 sulla violenza contro le donne e devono mettere in campo un impegno serio e determinato per dare attuazione alle raccomandazioni del rapporto della Relatrice speciale. Tra le richieste, ricordiamo quella di adottare una legge specifica sulla parità di genere e sulla violenza contro le donne".

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