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Abortisce, la polizia fa irruzione in ospedale

Un'irruzione in piena regola al Nuovo Policlinico di Napoli: senza mandato, alcuni agenti del Commissariato Arenella sono entrati nel reparto di ostetricia, subito dopo un aborto terapeutico.

Alla Polizia era giunta una telefonata anonima che parlava di un feticidio, invece si stava praticando un regolare aborto terapeutico, in pieno rispetto della legge 194. Secondo il Primario Carmine Nappi: "Il feto presentava un'alterazione cromosomica. Se la gravidanza fosse stata portata a termine ci sarebbe stato il 40% di possibilità di un deficit mentale. La donna ha presentato un certificato psichiatrico della stessa struttura universitaria sul rischio di 'grave danno alla salute psichica', che ha autorizzato l'intervento".

Due volanti a sirene spiegate sono arrivate al Policlinico facendo poi irruzione in sala parto, gli agenti hanno interrogato la donna ancora intontita dall'anestesia. Non si sono fatti attendere i commenti per l'immotivato blitz dei poliziotti: "Sono profondamente turbata, è il sintomo di un clima di tensione inaccettabile attorno a una delle scelte più drammatiche per una donna come quella di rinunciare ad una maternità - dice il Ministro alla Salute Livia Turco - Siamo arrivati al punto di fare e usare denunce anonime. Una caccia alle streghe".

Parla Silvana, la donna napoletana che ha abortito ed è stata vittima del blitz: "Mi hanno trattata in un modo assurdo - dice a Repubblica - interrogata come se avessi fatto chissà che. E invece io soffrivo, quel figlio lo volevo a tutti i costi. Mai avrei abortito se non avessi avuto quel terribile verdetto".

"Ho 39 anni e mi era sembrato indispensabile sottopormi all'amniocentesi. L'ho fatto alla sedicesima settimana nell'ospedale di Frattamaggiore, non lontano da dove abito. Era il 18 gennaio e il referto con la diagnosi me l'hanno consegnato il 31. Sul foglio c'era scritto "Sindrome di Klinefelter". Un difetto dei cromosomi che poteva comportare ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l'assenza di alcuni ormoni".

"Appena mi hanno comunicato che mio figlio sarebbe stato un malato per tutta la sua vita, non ho avuto dubbi. Ho deciso al momento, d'istinto: abortisco. Anche se sapevo che per me rappresentava una scelta particolarmente dolorosa. Mai avrei messo al mondo, da sola visto che non sono sposata, un bimbo in condizioni così gravi per il resto dei suoi giorni. E per favore che nessuno si permetta di parlarmi di egoismo, la mia è stata una scelta che va nella direzione opposta".

Poi Silvana racconta i momenti dell'aborto e poi dell'irruzione: "Alle 6 e mezza di sera ho abortito. Poi mi hanno portato in sala operatoria e, con l'anestesia, mi hanno ripulito l'utero. Lì ci ho trovato una poliziotta pronta a interrogarmi. Non capivo cosa stava succedendo, ero ancora sotto l'effetto dell'anestesia. Mi ha bombardato di domande. Mi ha fatto terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre. Addirittura se avevo pagato. Sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire. Insistevano. E poi sono passati anche a Veronica, la compagna di stanza ricoverata per gravidanza a rischio. Mi sono trovata in una situazione assurda appena fuori dalla sala operatoria".

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