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Aborto a Roma, fu dimessa ma il feto non era stato asportato. Ginecologa del San Camillo ora rischia processo

Era ottobre 2013 quando noi di Excite.it in esclusiva vi avevamo raccontato un vero e proprio caso di malasanità, un aborto shock che fece molto discutere e raggiunse i principali tg nazionali fino al programma di approfondimento Terra, in onda su Rete 4. La storia di Stefania M., una quarantenne che ha rischiato di morire dopo aver scelto di abortire. La difficile decisione e poi la forza di sottoporsi all'intervento all'ospedale San Camillo Forlanini di Roma. Dopo le dimissioni per la donna dieci giorni da incubo tra perdite, febbre, dolori fortissimi all'addome fino a quando durante una doccia aveva espulso il feto che nei fatti non era stato asportato durante l'intervento.

La Procura di Roma aveva aperto l'inchiesta e il direttore generale Aldo Morrone nelle ore successive aveva espresso solidarietà alla donna ma affermando anche che "purtroppo sono eventi avversi che possono accadere in base alla letteratura scientifica. Siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura". Torniamo oggi su questa vicenda perchè stando a quanto riportato dal Corriere della sera la ginecologa, Marina De Cupis, che praticò l'aborto rischia di essere processata con l'accusa di lesioni gravi.

Ospedale San Camillo, caso simile nel 2012

La cartella clinica del San Camillo sequestrata dalla polizia e quella del Gemelli, a cui la donna si era rivolta in seguito, sono agli atti del pubblico ministero Giuseppe Bianco e del procuratore aggiunto Leonardo Frisani. Alla donna non erano state esportate parti di placenta e le negligenze riguarderebbero anche l'ecografia di controllo che solitamente si effettua dopo l'interruzione di gravidanza.

Il caso a Terra, su Rete 4

Piergiorgio Assumma, avvocato di Stefania M, che già aveva parlato ad Excite.it, dichiara: "La signora presenta ancora oggi un quadro psicologico fortemente alterato, che nel tempo è sfociato in uno stato depressivo da stress post-traumatico. Inoltre la mia cliente è atterrita dall’idea di avere altre gravidanze. In dibattimento presenteremo ulteriori prove". Anche l’associazione Codici si costituirà parte civile. Seguiremo ulteriori sviluppi della vicenda.

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