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Aborto, la Lombardia fissa nuovi limiti

La notizia era stata data tempo ma ora, Roberto Formigoni, vara nuove norme e nuovi fondi per contrastare il ricorso all’aborto: "Non è una sfida al ministro della Salute anche se è vero che la Lombardia prende una decisione mai presa prima e ci auguriamo che altre Regioni ci seguano."

L'aborto terapeutico, in Lombardia, non sarà più possibile dopo la ventiduesima settimana e tre giorni, a meno che le condizioni del feto siano incompatibili con la vita. Dalla 22esima settimana, dunque al feto viene riconosciuta vita propria. Il provvedimento, annunciato ieri al Pirellone da Formigoni, estende a tutte le strutture lombarde la soglia massima entro cui procedere all'aborto, precedentemente adottata a Milano dagli ospedali Mangiagalli e San Paolo.

La Regione ha stanziato otto milioni di euro per i consultori, che potranno così "potenziare le attività preventive e di accoglienza delle donne in gravidanza". L'obiettivo è "rafforzare l’aiuto e il sostegno alla donna nella fase di scelta della maternità", cercando così di evitare che le madri scelgano di abortire nei primi novanta giorni di gravidanza.

Per l'individuazione degli indirizzi di attuazione della legge 194 hanno lavorato medici di neonatologia e ginecologia come, ad esempio, Alessandra Kustermann che, ha commentato: 'Oggi è stato compiuto un passo in avanti verso la piena attuazione della legge 194 in particolare dell'articolo 1 della normativa". Il medico si riferisce all'articolo delle legge dove si dice che "Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio" (legge 194 art.1 comma 1).

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