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Roma, ecco gli abusi edilizi dei vip e non solo

Sarebbero 12.315 gli abusi edilizi compiuti a Roma da nomi eccellenti e non solo. Un elenco che comprende il Comune stesso. Costruzioni che non possono essere condonate e che, in molti casi, hanno deturpato i parchi della Capitale. Ne parla il quotidiano La Repubblica dopo il blitz della polizia giudiziaria effettuato due settimane fa all'Ufficio condono di Roma.

Si tratta di abusi per i quali è stata inoltrata domanda di condono, anche se in molti casi non potevano essere sanati. Se ne evince, dunque, che il Comune di Roma è ben informato di questi scempi che vanno dalla terrazza di lusso a Piazza Navona, alla mega villa sorta nel Parco di Veio. L'autodenuncia di chi questi abusi ha realizzato sembra però essere caduta nel vuoto. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, infatti, pare non aver fatto nulla. Non ha abbattuto questi abusi e non li ha neppure acquisiti, così come previsto dalla legge.

La lista dei nomi eccellenti giace in Campidoglio dallo scorso anno e da allora, a quanto pare, non è stato notificato neppure un atto. In due cd è contenuto l'elenco che si riferisce al terzo condono edilizio concesso dallo Stato, ossia quello del 2003. Allora al Comune di Roma arrivarono 85mila richieste, valutate da Gemma Spa con l'ausilio di un sistema a fotografia aerea che ha mappato dall'alto l'intero territorio romano tra il 2003 e il 2005. Bisogna a tal proposito ricordare che la normativa sul condono (L. 326/2003) concedeva la possibilità di sanare solo gli abusi ultimati prima del 31 marzo del 2003.

Ebbene, quel che ne è emerso è davvero sconcertante. A Gemma Spa è stato ritirato il mandato, ma la società ha fatto in tempo a consegnare al sindaco lo scorso giugno il lavoro svolto fino a quel momento. Gemma non aveva esaminato neppure la metà della 85mila richieste di condono, ma aveva evidenziato ben 12mila domande da respingere, perché a vario titolo violavano i termini della legge 326.

Una lista che ha messo sotto gli occhi di Alemanno nomi eccellenti. L'imprenditore modenese Luigi Cremonini; Federica Bonifaci, figlia del costruttore ed editore de Il Tempo, Domenico Bonifaci; Barbara d'Urso; il calciatore Dejan Stankovic; la moglie del rettore della Sapienza Luigi Frati, Luciana Rita Angeletti; l'Istituto figlie del Sacro Cuore di Gesù; le Suore Ospedaliere della Misericordia; la Procura Generalizia delle Suore del Sacro Cuore, quella delle missionarie di Madre Teresa di Calcutta e la Famiglia dei Discepoli della diocesi romana. E poi ancora il Parco dè Medici sporting club; il country club Gianicolo; il Tennis Club Castel di Decima; la discoteca Chalet Europa nel parco di Monte Mario. Per non parlare delle società immobiliari, di alcuni distributori di carburante della Esso e della sede centrale della 'Fonte Capannelle Acque Minerali' nel parco dell'Appia Antica. Senza dimenticare molte aziende comunali di servizio, come l'Ama, l'Acea e Risorse per Roma, la municipalizzata che, come sottolineto dal quotidiano, da gennaio ha il compito di occuparsi proprio delle pratiche di condono.

Ma l'abuso più eclatante, si può dire, è quello contenuto nella pratica numero 577264. Qui, sotto la voce 'proprietario' dell'abuso, risulta il 'Comune di Roma'. Un fatto davvero incredibile se si pensa che, in parole semplici, il Comune è contravvenuto alle proprie regole e poi si è chiesto il condono da solo sapendo di non poterselo dare. L'abuso in questione riguarda un'opera in via del Fontanile di Mezzaluna, nel parco del Litorale romano.

E proprio gli abusi nei parchi e nelle aree naturali protette non sono sanabili, così come stabilito dalla legge 12 del 2004 della Regione Lazio. Ma a quanto pare tale norma non è stata minimamente rispettata. E dietro agli abusi realizzati nei parchi si trovano i nomi di grandi società. Tosinvest spa, Acea Spa, Abitare Srl.

Pochi giorni fa la Procura di Roma ha sequestrato, negli archivi di Gemma, 5mila pratiche fuori termine nel tentativo di vederci chiaro e capire perché non sono state notificate ai proprietari. Al momento la sola cosa che sembra evidente è che quello delle sanatorie edilizie, con domande presentate ed insabbiate dal Comune, rappresenta uno dei business più redditizi e politicamente più convenienti.

 (foto © LaPresse)

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