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Acqua su Marte, le prove della Nasa: tracce di minerali e 'ruscelli fantasma' sul pianeta rosso

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La presenza di tracce di particolari sali, scoperti grazie alle speciali analisi del satellite Mro della Nasa, ha consentito agli scienziati dell’agenzia spaziale americana di certificare con sufficiente margine di sicurezza l’esistenza dell’acqua su Marte, dimostrata indirettamente dalla composizione dei piccoli canali a formazione periodica sulla superficie del “pianeta rosso”.

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Le linee scure e parallele evidenziate dalle riprese del “Compact Reconnaissance Imaging Spectrometer” parlano chiaro e lasciano poco spazio a dubbi e incertezze sulla natura del materiale che nelle stagioni calde scorre lungo le cavità denominate Rsl, contenenti modeste ma significative quantità di minerali ritenute dagli studiosi prove del transito di acqua.

I pendii di Marte, come si evince dalle immagini mostrate dal pool di scienziati della Nasa nella “storica” edizione della rivista “Nature Geoscience”, ospiterebbero pertanto il passaggio del prezioso liquido a temperature calde, per poi consentirne la condensa in tempi lunghi con tracce di sali idrati nei periodi successivi.

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Dagli anni ’70, le agenzie spaziali internazionali si erano concentrate sull’ipotesi dell’esistenza di acqua su Marte attraverso l’esame delle Rsl (acronimo di “recurring slope lineae”) nei canali dalla larghezza massima ora quantificabile in 5 metri, interrogandosi su una serie di questioni rimaste per anni irrisolte.

Un 25enne ricercatore del "Georgia Institute of Technology", Luju Oiha, ha spiegato ai colleghi e al mondo intero gli step dello studio condotto sulla base delle nuove indagini della Nasa illustrando la foto con animazione 3D del cosiddetto “Hale Crater”, prova regina della presenza di minerali perclorati sul pianeta rosso, resa inequivocabile dall’analisi spettroscopica.

I non più misteriosi rivoli o ruscelli, seguendo il ragionamento del primo “firmatario” della ricerca, apparirebbero in quella che si potrebbe definire “l’estate marziana”, svanendo poi con l’abbassarsi delle temperature dopo la condensa nei canali (immortalati recentemente dal CRISM) meglio noti agli addetti ai lavori come “recurring slope lineae”.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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