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Addio al giornalista Giuseppe D'Avanzo, firma di grandi inchieste

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Il giornalista Giuseppe D'Avanzo, firma di spicco del quotidiano La Repubblica, è morto all'improvviso all'età di 57 anni. A stroncarlo, sabato mattina, un infarto mentre si trovava in bicicletta con alcuni suoi amici nonché colleghi. Uno di loro era Attilio Bolzoni. Le ultime parole del cronista sono state indirizzate proprio a lui. Mentre il gruppetto pedalava verso Calcata, in provincia di Viterbo, D'Avanzo ha detto: 'Attilio aspetta'. E poi più nulla, solo un rumore sordo, quello di un tonfo.

Appresa la notizia della scomparsa del giornalista, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato il suo impegno nel giornalismo d'inchiesta e ha espresso i sentimenti di partecipazione al cordoglio della famiglia e del mondo dell'informazione.

Giuseppe D'Avanzo, Peppe per gli amici, era nato a Napoli nel 1953. Laureato in Filosofia, dopo un breve periodo a Il Corriere della Sera, dal 2000 era una delle grandi firme de La Repubblica. Giornalista e scrittore, proprio con Bolzoni ha pubblicato 'Il Capo dei Capi. Vita e carriera criminale di Totò Riina' e con Carlo Bonini ha curato importanti scoop investigativi di cronaca nera, giudiziaria e politica.

Fu D'Avanzo a lavorare alle famose 'dieci domande' de La Repubblica rivolte al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dopo lo scoop della redazione napoletana del quotidiano sulla partecipazione del premier alla festa di compleanno di Noemi Letizia. Il giornalista, inoltre, curà l'inchiesta sul rapimento di Abu Omar.

I molti colleghi, appresa la notizia della scomparsa, hanno ricordato D'Avanzo come un grande cronista, un grande giornalista d'inchiesta. A ricordarlo anche Roberto Saviano. Sul quotidiano La Repubblica, l'autore di 'Gomorra' ha parlato di un giornalista che aveva uno sguardo matematico sulle inchieste, un rigore grazie al quale poter agire sempre con lucidità e sicurezza.

Saviano ha scritto: 'Leggendo i ricordi dedicati a D'Avanzo si sente chiaramente l'affetto per l'uomo, la stima per il giornalista, la gratitudine per il maestro. Il vuoto che lascia D'Avanzo nel giornalismo italiano è enorme. Qualcosa in più della capacità di indignazione. La sua forza risiedeva nella rigorosa disciplina del dato e nella capacità narrativa di raccontare il meccanismo. In altre parole, fare il giornalista'.

L'autore di 'Gomorra' ha quindi sottolineato che D'Avanzo 'mostrava chiaramente che dar vita a un'inchiesta giornalistica non significa semplicemente andare a leggere il casellario giudiziario e sbattere la notizia in prima pagina, ma capire i meccanismi che stanno dietro alle vicende, analizzare i dati, collegare i fatti'. E ancora: 'Questo faceva con sapienza D'Avanzo. Ed era questo che gli permetteva di non accanirsi sulle persone, piuttosto sulle loro azioni'.

Il lungo ricordo scritto da Saviano termina con queste parole: 'Il dispiacere che non si arresta in queste prime ore senza Peppe è aumentato dal pensiero che non è riuscito a vedere la fine del potere berlusconiano, un potere che aveva descritto e capito come pochi. Senza odio personale anzi, ma comprendendone le dinamiche che hanno minato, eroso lo scheletro e il midollo della democrazia italiana. Un potere che gli aveva reso anche la vita difficile. Il kaddish per Peppe lo reciterò il primo giorno della nuova Italia, perché quel giorno ormai vicino verrà anche grazie a Peppe'.

Ma a ricordare Giuseppe D'Avanzo anche i giornali di tutto il mondo. Perché pure all'estero è arrivato il clamore sollevato dalle sue grandi inchieste. In Italia ne hanno parlato i maggiori quotidiani. Tutti uniti nel ricordare un grande giornalista, un grande cronista che ha fatto la storia del giornalismo degli ultimi venti anni.

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