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Adozioni gay in Italia, primo caso a Roma: bambina riconosciuta figlia di una coppia lesbica

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Ancora una volta in Italia è la magistratura ad intevenire prima della politica di fronte alle lacune legislative del nostro ordinamento: è il caso di quella che è stata già definita la "prima adozione gay in Italia", ovvero la decisione del Tribunale dei minori di Roma di riconosce l'adozione di una bimba a una coppia lesbica.

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Una sentenza decisamente storica e destinata a fare giurisprudenza: si tratta in assoluto del primo caso di "stepchild adoption", cioè di regolare adozione ai sensi di legge del figlio naturale o legittimo del partner, qualora il bambino non sia stato riconosciuto da un altro genitore.

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Il Tribunale dei Minori di Roma si è espresso favorevolmente all'adozione di una bimba che vive insieme a una coppia di donne, residenti nella Capitale dal 2003. Conviventi da quasi dieci anni e regolarmente sposate all'estero, ora potranno condividere la genitorialità: secondo la sentenza del Tribunale, la bambina di cinque anni concepita con procreazione assistita in un Paese europeo potrà essere adottata dalla compagna della madre non biologica.

La notizia è stata diffusa dall'avvocato Maria Antonia Pili, presidente di Aiaf Friuli, l'associazione italiana degli avvocati per la famiglia e per i minori. La legale ha spiegato l'iter che ha portato la coppia al riconoscimento della stepchild adoption, già in vigore in altri Paesi europei come Germania e Finlandia: "Le due mamme hanno dapprima intrapreso e portato a termine un percorso di procreazione eterologa all'estero e, dopo la nascita della bambina, hanno stabilmente proseguito il progetto di maternità condividendo con ottimi risultati compiti educativi e assistenziali, nonché offrendo alla minore una solida base affettiva". Una vera e propria famiglia, ma non riconosciuta come tale dalla legge italiana che non legittima nemmeno le unioni civili.

Le due donne si erano rivolte all'Associazione italiana avvocati famiglia e minori, presentando il ricorso sulla base dell'articolo 44 della legge sull'adozione del 4 maggio 1983, n. 184. Il testo, modificato nel 2001, contempla l'adozione in casi particolari, ovvero di fronte al "superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l'adulto, in questo caso genitore 'sociale', quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo, a maggior ragione se nell'ambito di un nucleo familiare e indipendentemente dall'orientamento sessuale dei genitori", ha spiegato l'avvocato Pili. Non essendoci distinzione espressa nella legge tra coppie etero ed omosessuali, il ricorso della coppia romana è stato accolto dal giudice del Tribunale dei minori.

In sostanza, pur non essendoci una legge che prevede le adozioni per coppie dello stesso sesso, l'interpretazione delle norme esistenti ha comunque permesso di garantire una legittimazione giuridica ad una famiglia già esistente e consolidata. La sentenza è decisamente un passo in avanti notevole sul piano dei diritti civili, materia che dovrebbe essere al centro di in disegno di legge che il governo ha annunciato per settembre sulla materia della civil partnership.

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