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Agguato ad Adinolfi, fermate due persone a Torino

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Gli investigatori hanno fermato questa notte a Torino i presunti attentatori del manager Ansaldo Roberto Adinolfi, Nicola Gai (44 anni) e Alfredo Cospito (46 anni). I due, che avevano una base nel centrale quartiere di San Salvario e stavano progettando di fuggire all'estero, appartengono alla Federazione Anarchica Informale e sono già noti alle forze dell'ordine. Ora saranno chiamati a rispondere di attentato con finalità di terrorismo, lesioni aggravate con finalità di terrorismo e porto abusivo d'arma. Indagata, ma non sottoposta a fermo, anche la compagna di Cospito.

Roberto Adinolfi gambizzato: agguato al dirigente Ansaldo Nucleare

L'arresto dei due è arrivato al termine di un'indagine durata quattro mesi portata avanti in modo congiunto dai Ros dei carabinieri e dalla Digos, che in questo momento stanno ancora effettuando perquisizioni in abitazioni private e centri di aggregazione di area anarchica a Cuneo, Pistoia e Bordighera. L'operazione è stata condotta con l'avallo del procuratore aggiunto Nicola Piacente e del pm Silvio Franz e i dettagli della stessa saranno resi noti oggi in conferenza stampa alle 11.30 dal procuratore di Genova, Michele Di Lecce.

Gli investigatori sono arrivati a Gai e Cospito - rispettivamente disoccupato e titolare di una piccola tipografia - seguendo la pista dell'area anarco-insurrezionalista del Nord-Est (indicata anche come la responsabile degli attentati ai cantieri dell'Alta Velocità in Val Susa), che mostrerebbe evidenti legami con vecchi esponenti del terrorismo brigatista e di Prima Linea, a partire dalla stessa arma utilizzata per ferire il manager Ansaldo, una semiautomatica Tokarev. Secondo gli inquirenti si tratterebbe infatti di una pistola proveniente da uno degli arsenali mai ritrovati delle Brigate Rosse.

Adinolfi torna a casa: "Sto bene, grazie a tutti"

Roberto Adinolfi era stato gambizzato un lunedì mattina davanti alla sua abitazione, nel quartiere Marassi di Genova, da un uomo che lo stava aspettando sotto casa e che poi era scappato a bordo di uno scooter guidato da un complice. Dopo pochi giorni a Il Corriere della Sera era arrivata una rivendicazione di quattro pagine in cui era scritto: "Abbiamo azzoppato Adinolfi", in quanto il manager era accusato di essere uno dei "maggiori responsabili, insieme a Scajola, del rientro del nucleare in Italia".

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