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Alberto Barin, cappellano San Vittore arrestato per violenza sessuale

Il cappellano della casa circondariale San Vittore di Milano, don Alberto Barin, è stato arrestato oggi con l'accusa di concussione e violenza sessuale ai danni di sei detenuti. A dare la notizia sono state diverse agenzie di stampa, che hanno rilanciato la nota diffusa dal capo della Procura di Milano, Edmondo Bruti Liberati. A quanto si apprende, l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di don Alberto Barin è stata eseguita dagli uomini della polizia penitenziaria di Milano e della squadra mobile. L'uomo, a San Vittore da 13 anni in qualità di cappellano, avrebbe chiesto prestazioni sessuali come 'pagamento' per aiutare i detenuti in merito alla loro posizione carceraria e in cambio della fornitura di generi di conforto.

Alberto Barin, le foto del cappellano di San Vittore accusato di violenza sessuale

L'arresto del sacerdote è scaturito dalle discrete ma serrate indagini condotte dagli inquirenti in seguito alla denuncia degli abusi fatta da una delle vittime la scorsa estate. Tenendo sotto controllo il cappellano con una serie di telecamere piazzate nel suo studio e in casa, gli uomini della squadra mobile di Milano e la polizia carceraria hanno filmato don Alberto in ben cinque circostanze in cui abusava di un detenuto.

Le violenze avvenivano nell'ufficio del sacerdote all'interno di San Vittore e nella sua abitazione adiacente alla casa circondariale e le vittime sono tutte molto giovani - di età compresa tra i 22 e i 28 anni - straniere e in carcere per reati di microcriminalità, a eccezione di una condannata per omicidio. La strategia di don Alberto per guadagnarsi la fiducia dei ragazzi era semplice: prometteva di occuparsi della loro situazione, dando parere positivo alla scarcerazione, e si offriva di procurare piccoli beni estremamente preziosi per i detenuti (come sigarette, prodotti per l'igiene personale, cibo e qualche spicciolo), in cambio di favori di natura sessuale. Per questa ragione, oltre all'accusa di violenza, sul cappellano pendono anche quella di concussione e abuso di autorità.

In base alle indagini, le vessazioni sessuali da parte del sacerdote si protraevano da diverso tempo, almeno dal 2008, e non è escluso pertanto che dall'inchiesta possano saltare fuori anche altre vittime. Di sicuro la vergogna, la paura, il ruolo stesso di don Alberto e l'origine extracomunitaria dei ragazzi ha fatto sì che gli abusi proseguissero a lungo, insinuando anche il sospetto che qualcuno sapesse, ma abbia preferito tacere. A quanto si apprende, infatti, una delle sei vittime accertate è stata oggetto di violenza da parte del cappellano anche una volta scontata la pena: il sacerdote l'avrebbe invitata a casa sua e qui ne avrebbe nuovamente abusato. Il 'rapporto particolare' di don Alberto con alcuni detenuti dentro e fuori dal carcere, però, non sembra aver destato sospetti fino alla denuncia della scorsa estate.

"E' una vicenda terribile e noi abbiamo agito con grande prudenza", ha dichiarato Pietro Forno, procuratore aggiunto di Milano e coordinatore del pool che si occupa di reati sessuali, spiegando di aver scoperchiato il vaso di Pandora quando un "giovane africano accusato di reati contro il patrimonio" denunciando la violenza subita da un altro recluso ha dichiarato "a verbale che non si trattava della prima volta". E grande "sconcerto" e "dolore per l'arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano della Casa circondariale di San Vittore sono contestati" sono stati espressi anche dalla Curia di Milano, che ha concluso affermando di riporre "la massima fiducia nel lavoro degli inquirenti" e offrendo la propria "disponibilità alla collaborazione per le indagini".

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