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Alberto Stasi, chiesti 30 anni per l’omicidio di Chiara Poggi. La Procura: "Mentì e ostacolò indagini"

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Trent’anni di pena ad Alberto Stasi sono stati richiesti dalla procura generale nel processo d’appello per l’omicidio della giovane Chiara Poggi a Garlasco.

Appello processo Garlasco, tutto da rifare: nulla sentenza di assoluzione di Stasi

Alla sbarra per la seconda volta dopo l’annullamento della sentenza che lo aveva assolto confermando la pronuncia del giudice dell’udienza preliminare di Vigevano, l’ex studente bocconiano si ritrova di fronte alla corte d’assise di Milano per l’ennesimo atto di una vicenda iniziata sette anni fa.

Secondo il sostituto procuratore Laura Barbarini nei confronti dell’imputato sussisterebbero indizi concordanti, gravi e precisi” e nella determinazione dell’entità della condanna dovrebbe essere presa in considerazione l’aggravante della crudeltà.

Inoltre, l’inchiesta sarebbe stata ostacolata sistematicamente dall’indagato nel corso degli anni con vari mezzi, mentre i particolari riferiti da Alberto Stasi agli inquirenti risulterebbero talmente specifici da indurre l’autorità giudiziaria a stringere il cerchio attorno al principale indiziato del delitto.

Diversi sono gli elementi addotti dal pg in sede di requisitoria come prove supplementari della colpevolezza di Stasi, con dettagli non sempre presi in considerazione dalla magistratura nel corso dei processi finora celebrati.

(Omicidio Poggi, la simulazione del delitto nel programma de La7 “Linea Gialla”)

Tracce sulla maglietta della vittima, impronte delle dita e segni del passaggio di una persona sul tappetino del bagno nel luogo del crimine ed altri indizi ancora sono stati incrociati coi risultati di un esame del Dna di Chiara Poggi, sul quale l’accusa aveva a lungo lavorato per risalire al colpevole.

Nella ricostruzione del delitto di Garlasco effettuata dalla Procura, Alberto potrebbe aver ucciso la ragazza, per poi gettarla dalle scale e cancellare a mente fredda ogni traccia lavandosi le mani e soprattutto fornendo una versione alterata dei fatti subito dopo agli investigatori accorsi nella villetta di via Pascoli su sua stessa chiamata.

La sentenza bis di secondo grado è attesa per il prossimo 17 dicembre, a 5 anni esatti dalla prima assoluzione rimediata da Alberto Stasi davanti ai giudici di Milano, ma due settimane prima toccherà alla difesa dell’imputato confutare le tesi del procuratore generale, peraltro condivise dagli avvocati della famiglia Poggi.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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