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Alcoa, operai si barricano su silos. Passera vede nero

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Sono a pronti a mettere in atto uno sciopero della fame ma minacciano anche gesti estremi i due operai Alcoa che questa mattina sono saliti su uno dei silos dell'impianto di Portovesme, in Sardegna. Una decisione dettata dalla disperazione, ma che fa temere per la loro incolumità, dal momento che la torre di 70 metri - la stessa occupata per protesta nel 2009, la prima volta che fu minacciato lo stop della fabbrica - è senza manutenzione da tempo.

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"Senza manutenzione, i rischi sono alti. Stiamo cercando di contattarli e persuaderli a venire giù. Stavolta la situazione sul silos è ben più pericolosa" ha detto il segretario Fim Cisl Sardegna Rino Barca, che al Corriere.it ha confermato anche l'intenzione dei due di "iniziare uno sciopero della fame se il governo non intraprende delle azioni risolute per risolvere la vertenza". La minaccia di compiere atti di autolesionismo è stata invece riportata alla stampa da un altro rappresentante sindacale, Massimo Carra.

E mentre gli operai "al momento non hanno alcuna intenzione di venire giù. Hanno detto che andranno avanti a oltranza con la protesta", come riporta il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli, sul destino di Alcoa - la fabbrica di alluminio che si trova nel territorio di Carbonia-Iglesias, in Sardegna - si addensano nubi nere. Il ministro Passera, infatti, intervenuto alla Festa Democratica di Reggio Emilia, ha detto che la situazione è "quasi impossibile, di scarsissimo interesse per gli investitori", pur confermando che il governo si sta dando da fare per "cercare possibili compratori".

E nessuna fumata bianca neppure dall'incontro di oggi tra i leader delle sigle sindacali Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uilm con Alfano, Bersani e Casini, benché i rappresentanti di Pdl, Pd e UDC abbiano tutti espresso il loro massimo sostegno ai lavoratori Alcoa e l'impegno nel cercare di evitare la chiusura dello stabilimento di Portovesme. Alfano ha confermato la volontà del Pdl di creare "le condizioni di contesto legislativo che consentano a nuovi investitori di farsi avanti", intervenendo sulla questione dei costi energetici, mentre Bersani ha sottolineato che "il rigore è necessario, ma se si restringe la capacità produttiva non terremo i conti a posto", ricordando che "il lavoro è la priorità numero uno", e Casini infine ha ribadito che "il Sulcis non può essere abbandonato. E se non si arriva ad un salvataggio dell'Alcoa, si deve cercare un'alternativa perché i lavoratori non vogliono gli ammortizzatori sociali, vogliono, comprensibilmente, lavoro".

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Non si ferma intanto la macchina organizzativa per portare avanti diverse iniziative di lotta da domani fino al 10 settembre, quando la protesta raggiungerà il suo culmine in una grande manifestazione popolare a Roma degli operai Alcoa e di una rappresentanza del popolo sardo. La volontà dei sindacati è di portare nella Capitale almeno 500 lavoratori dello stabilimento, insieme agli amministratori dello stesso e a commercianti e cittadini comuni.

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