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Alessandro Santullo, studente 18enne suicida a Benevento. I compagni di scuola: "Amava la vita"

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Era a detta di tutti un ragazzo disciplinato, sensibile e di buona famiglia lo studente dell’Istituto Industriale Bosco Lucarelli di Benevento, il diciottenne Alessandro Santullo.

Quattordicenne suicida a Roma: in un messaggio scritto, la sua disperazione

Il suicidio di questo giovane, giunto all’ultima tappa della maturità ma percorso da un disagio profondo che non aveva mai pienamente manifestato all’esterno, lascia nello sgomento familiari ed amici di una persona apprezzata da chiunque la conoscesse per correttezza e responsabilità.

Pochi giorni fa, per la precisione lunedì scorso, un episodio poco piacevole aveva però suonato come un campanello d’allarme: terminato in anticipo l’orale dell’esame di Stato con un pianto improvviso, per Alessandro si erano aperte le porte della disperazione.

A scuola, tuttavia, nessuno tra i compagni e i professori aveva avvertito fino alla settimana scorsa particolari segnali di insofferenza nel 18enne beneventano, diligente nel portare a termine i propri impegni sia a scuola che in altri ambiti.

Buono era stato, anzi, il rendimento del ragazzo (appassionato, tra l’altro, di due ruote e grande fan del motociclista Marco Simoncelli) e in un recente stage organizzato dall’istituto di appartenenza mentre nel 2013 lo stesso alunno aveva conseguito ottimi risultati in un corso di lingua inglese frequentato a Londra.

(Partinico, sedicenne tenta il suicidio lanciandosi dalla finestra della scuola)

Amante della vita e rispettoso del prossimo, come testimoniato da chiunque lo conoscesse, Alessandro Santullo ha compiuto il gesto estremo del suicidio all’interno del capannone agricolo dove era solito aiutare i genitori recandosi a lavorare nella piccola azienda di famiglia ogni estate, subito dopo la fine della scuola.

Ultimo momento di svago in compagnia della classe, il pranzo di chiusura dell’anno, celebrato in un clima sereno e cordiale, senza alcun indizio di quel malessere esistenziale che evidentemente covava da tempo.

In questa chiave, alcuni messaggi lasciati scritti sui social network possono adesso essere interpretati come indirette manifestazioni di insofferenza esternate a fatica da Alessandro: “Per ferire una persona non ci vuole nulla” scriveva l’allora adolescente tre estati fa su Facebook, qualche mese dopo aver constatato che “quando c’è bisogno di aiuto, nessuno ti conosce”.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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