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Alessandro Spadotto è libero: il carabiniere rapito in Yemen è tornato a Roma

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E' sbarcato all'aeroporto di Ciampino nel primo pomeriggio e raggiungerà presto la famiglia in Friuli: il sequestro-lampo di Alessandro Spadotto si è concluso ieri sera nel migliore dei modi. Ricevuto dal comandante di divisione del comando Affari Esteri, il generale Antonio Ricciardi, il carabiniere rapito nello Yemen e finalmente tornato in libertà non ha rilasciato dichiarazioni alla stampa ed è subito partito alla volta della sua città, San Vito al Tagliamento in provincia di Pordenone. Dopo quattro giorni di prigionia, la notizia della liberazione è stata diffusa in mattinata dal presidente dell'Associazione italo-yemenita ed è stata subito confermata dal Ministero degli Esteri: addetto alla sicurezza dell'ambasciata italiana nello Yemen, Spadotto era stato rapito il 29 luglio scorso e, a parte i primi giorni di prigionia, non avrebbe subìto maltrattamenti fisici.

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Spadotto si trovava in un negozio, davanti alla sede diplomatica dell'ambasciata, quando il membro di una tribù locale lo ha costretto a seguirlo: il ventinovenne era riuscito a mettersi in comunicazione con la fidanzata attraverso un sms 48 ore dopo il rapimento. Nel messaggio il carabiniere cercava di tranquillizzare i familiari sulle sue condizioni di saluta: "Sto bene, non dovete preoccuparvi" aveva scritto. Una comunicazione intercettata dalle autorità locali nella privincia di Marib, zona ad est della capitale yemenita, segnata da profonde tensioni sociali e dagli scontri tra clan tribali e governo centrale.

Il rapitore di Spadotto aveva organizzato il sequestro per chiedere in cambio dell'ostaggio l'immunità giudiziaria e un risarcimento in denaro dalle autorità: Ali Naser Hura-id-kan, su cui pendeva l'accusa di omicidio di alcuni militari yemeniti, chiedeva al governo la cancellazione dall'elenco dei ricercati e la restituzione di una somma di denaro che gli sarebbe stata sottratta durante la permanenza in carcere lo scorso gennaio, prima che venisse rilasciato in cambio della liberazione di un operatore norvegese. Si è trattato dunque di un modo per esercitare pressioni sul governo yemenita, ma senza nessuna precisa ragione politica o economica, tantomeno l'azione era rivolta contro il carabiniere o le istituzioni italiane.

Questa mattina la madre di Alessandro Spadotto era intervenuta in diretta a Tgcom24 testimoniando la felicità immensa per la liberazione del figlio: "E' la giornata più bella della mia vita - ha dichiarato Marina Polesel - L’abbiamo sentito ieri sera verso mezzanotte ed è scoppiato un boato di gioia. Ha detto che sta bene e che durante il sequestro non è stato maltrattato". I familiari sono rimasti in Trentino, dove l'intera città di San Vito al Tagliamento è in festa per accogliere il giovane carabiniere.

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