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Andrea Albanese lancia gruppo Facebook "Mai più morti come Luca!". Alla moglie: "Perdonami"

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Non si dà pace Andrea Albanese, il papà del piccolo Luca, dimenticato in auto a Piacenza e morto per asfissia dopo 8 ore sotto il sole. Una mattina di un giorno qualunque, uno di quelli in cui Luca avrebbe dovuto essere all'asilo come tutti gli altri giorni e come tutti gli altri bambini, invece è stato dimenticato nel seggiolino dal papà, un dirigente d'impresa di 39 anni, convinto di averlo portato a scuola come faceva ogni giorno prima di recarsi a lavoro.

Luca Albanese, bambino morto in auto dimenticato dal padre: dramma a Piacenza

Una tragedia incomprensibile, un dolore disumano per Andrea Albanese e sua moglie, che ancora si tormentano chiedendosi come sia potuto accadere un errore simile. Dopo quasi due settimane dalla morte del piccolo Luca, due anni appena compiuti, il padre esce oggi dall'ospedale di Piacenza in cui è stato ricoverato in profondo stato di shock, dove gli hanno somministrato psicofarmaci e sedativi. Lo aspetta il ritorno alla quotidianità, col tentativo di trovare ancora una ragione di vita dopo la perdita atroce che ha subito e di cui porta tutot il peso.

Nel tempo trascorso in ospedale, Andrea Albanese una ragione per andare avanti l'ha trovata. Innanzitutto l'accorata richiesta di perdono alla moglie Paola, divorata dal dubbio e dal rancore, assillata da un solo atroce interrogativo: "Come hai potuto?". Non c'è risposta a questa domanda, non c'è spiegazione che possa lenire il dolore. Ma c'è qualcosa che si può fare per provare ad evitare tragedie simili in futuro. Ed è questo che intende fare Andrea Albanese lanciando un'iniziativa in memoria del suo bambino.

Si chiama "Mai più morti come Luca!" il gruppo Facebook creato per raccogliere adesioni ad una proposta di legge per mettere in sicurezza i bambini che viaggiano in auto e rischiano di essere dimenticati. Una misura di prevenzione he prevede l'installazione obbligatoria sulle vetture di un dispositivo in grado di rilevare la presenza di altre persone una volta sceso il conducente, in particolare quella dei bambini piccoli seduti nei seggiolini. Già annunciata alla Camera il 13 giugno, per la presentazione della proposta di legge d'iniziativa popolare in Parlamento è necessario raccogliere almeno 50.000 firme e grazie al gruppo su Facebook sono già arrivate 4.800 adesioni, come ha comunicato lo stesso Andrea con un post.

A supporto di questo progetto arriverà anche una Fondazione a nome di Luca, per portare avanti la battaglia in sede legislativa. Ma il gruppo fondato da Andrea Albanese è anche un modo per condividere il dolore straziante e la difficoltà di affrontarlo con sua moglie Paola: "L'ho conosciuta da ragazza e siamo sempre stati una cosa sola. La perdita di Luca l'ha distrutta e "perdonarmi" sarà l'atto d'amore più forte che le dovrò chiedere - ha scritto Andrea su Facebook - Non vuole comparire, non ha un account Facebook ma è sempre accanto a me, nonostante tutto, e io l'amo con tutte le mie forze".

Sono centinaia i messaggi di solidarietà da parte di genitori e non, persone che manifestano compassione e vicinanza al papà che porterà sempre addosso la colpa di aver provocato la morte del suo bambino. Tanti i messaggi di chi ricorda come tutti i genitori, ogni giorno, siano fallibili, imperfetti, involontariamente causa del dolore dei figli, anche quando sono convinti di svolgere al meglio il loro ruolo di madri e padri. Messaggi di chi ricorda come nessuno possa ergersi a giudice delle colpe altrui, incoraggiamenti ad andare avanti, a trovare nell'amore la forza per superare il lutto.

Inevitabile che tra i tanti internauti che si sono imbattuti nel gruppo di Andrea ci fosse anche chi lo ha condannato senza appello, insultato, aggredito verbalmente per quella tragedia di cui è il solo responsabile: "Tra le mille parole d'affetto ho notato il proliferare di insultatori o di gente che non ha capito lo spirito del gruppo. Per insultarmi o parlare con me scrivetemi in privato se siete Uomini". Perchè lo spirito di questa iniziativa sul web, spiega ancora Andrea Albanese, non è mettere in pubblica piazza il proprio dolore o, peggio, cercare "fans" e popolarità, ma trovare un senso al dolore provando ad evitare che altri bambini perdano la vita come il suo Luca.

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