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Anna Maria Franzoni, Carlo Taormina: causa da 770 mila euro per "spese legali non pagate"

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Mentre sui media tiene banco la notizia di Anna Maria Franzoni ammessa al lavoro esterno presso il laboratorio di sartoria della cooperativa Siamo Qua di via Dozza, a Bologna, che si occupa - per una sorta di ironia macabra - pure dell'inserimento di giovani immigrate nel ruolo di educatrici e baby sitter, il caso Cogne torna a essere di attualità anche per la decisione di Carlo Taormina di fare causa alla donna e a suo marito, Stefano Lorenzi, per 771.507 mila euro di spese legali non pagate.

Anna Maria Franzoni: il delitto di Cogne

Stando a quanto riporta Il Corriere della Sera, infatti, l'avvocato ed ex deputato del Pdl ha citato la coppia davanti al tribunale civile di Bologna per gli onorari a suo dire mai pagati relativi al periodo 2002-2007, durante il quale è stato il legale di Anna Maria nel processo per l'omicidio del figlio Samuele e ha altresì difeso il marito della donna in alcune vicende connesse, redigendo soprattutto querele per diffamazione. La citazione, firmata dal figlio (pure lui avvocato) Giorgio Taormina, è stata notificata ai Lorenzi nei giorni scorsi attraverso un legale bolognese ed è già stata fissata un'udienza.

"Ho promosso un'azione civile perché non mi sono stati corrisposti spese, competenze e onorari", ha confermato Carlo Taormina, spiegando che nella cifra richiesta sono compresi i costi relativi all'attività giudiziale svolta, le indagini difensive, i viaggi in aereo e in auto, i comunicati stampa, la partecipazione a numerose trasmissioni televisive e le conferenze convocate e tenute davanti ai media su espressa richiesta di Anna Maria.

Ma non solo, a quanto si apprende nella somma ci sarebbe anche una parte di risarcimento per le "conseguenze dannose", come riporta ancora Il Corriere, sopportate da Taormina in conseguenza della "forte esposizione personale" per l'attività extragiudiziale svolta in collaborazione con alcuni specialisti della medicina legale.

Dunque, dopo essere stata condannata in appello nel 2007 a 16 anni di carcere per l'uccisione del figlio Samuele, la mattina del 30 gennaio 2002 a Cogne, ed essere in prigione dal 22 maggio 2008, oggi Anna Maria deve fare i conti - letteralmente - anche con un altro pezzo della lunga vicenda giudiziaria che l'ha vista protagonista, ovvero il (mancato) pagamento dell'avvocato che fino alla remissione spontanea del mandato, il 23 febbraio 2007, ha lottato in ogni sede perché non venisse condannata. Davvero una beffa tragica. O forse il naturale epilogo di una storia condannata alla sovraesposizione mediatica, che nel grottesco circo che l'ha accompagnata ha finito con il dimenticare - ancora una volta - la vittima, un bambino di appena 3 anni.

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