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Anniversario di Paolo Borsellino: vent'anni di distanza dalla verità

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Vent'anni. Il prossimo 19 luglio saranno vent'anni esatti dall'omicidio di Paolo Borsellino. Vent'anni e ancora la puzza di quel tritolo si sente forte e chiara. Il fumo è ancora fitto. I mandanti ancora se la ridono per questo gran colpo messo a segno. Probabilmente non sono tanto i mafiosi, a ridersela. Ma quegli altri, quelli che magari siedono su poltrone in vista e magari sono ogni giorno sotto i nostri occhi. Ecco, quelli se la ridono davvero. Perché ancora la giustizia non è riuscita a trovare gli elementi per inchiodarli. Come dice il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, titolare dell'ultima inchiesta sulla strage di Via D'Amelio, "come presunti colpevoli siamo fermi a boss e picciotti". Gli atti non rivelano altro, fatta eccezione per alcuni dettagli sui quali scavare, però, è un'impresa titanica. E intanto chi ha ammazzato davvero Borsellino se ne sta lì, con la sua giacca e la sua cravatta.

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''Mi ucciderà la mafia ma saranno altri a farmi uccidere. La mafia mi ucciderà quando altri lo consentiranno'', disse il magistrato a sua moglie Agnese Piraino Leto un giorno prima di morire. Fumava una sigaretta dietro l'altra, lottava contro il tempo perché sapeva di averne troppo poco. Forse era vicinissimo alla verità, esattamente come il collega e grande amico Giovanni Falcone. E forse era vicinissimo anche alla verità sull'assassinio di quest'ultimo, pur non avendo la competenza delle indagini. Eh no, lui non avrebbe potuto, non gliel'avevano affidata, spettava a un'altra Procura. Ma sapeva tante cose, voleva dirle. Voleva essere interrogato, Paolo. Ma non l'hanno interrogato. Avevano troppo da fare, sapete com'è. In 57 giorni non c'è stato modo. Sapete com'è.

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Non c'è solo Cosa Nostra di mezzo, questo bisogna dirlo forte e chiaro nonostante ancora non sia dimostrabile. Falcone e Borsellino erano gli unici in grado di ricostruire le geometrie mafiose con la precisione di un compasso. Scrivevano. Borsellino appuntava tutto, febbrilmente, sulla sua agenda rossa. Quell'agenda che è scomparsa, quell'agenda che fu definita "frutto delle farneticazioni" dei suoi familiari da Arnaldo La Barbera, agente dei servizi segreti scomparso nel 2002. Borsellino è stato tradito prima, durante e soprattutto dopo. Borsellino viene tradito ogni giorno. Intanto il tempo passa, le tracce si fanno sempre più deboli, il silenzio è una montagna rocciosa che schiaccia la verità. Sono pochi quelli che hanno gli strumenti e davvero possono lottare ancora per fare giustizia. Speriamo che non si arrendano. Prima che quegli uomini in giacca e cravatta muoiano di morte naturale.

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