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Arabia Saudita, donne al voto per la prima volta ma con evidenti restrizioni

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E’ un giorno epocale in Arabia Saudita in cui per la prima volta le donne eserciteranno il proprio diritto di voto alle elezioni comunali, seppur con evidenti restrizioni. Dopo che nel 2011 il defunto re Abdullah, fratellastro dell'attuale monarca Salman, ha decretato la possibilità alle donne di eleggere proprie rappresentanti ed essere votate, la popolazione femminile è finalmente riuscita ad ottenere un piccolissimo passo verso una sorta di parità.

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Parità intesa in senso lato considerato l’integralismo esistente nello Stato arabo in cui viene applicata in modo rigoroso la sharia, la legge islamica del Paese che prevede una sostanziale disparità tra uomini e donne: esse infatti, come è noto non possono guidare, lasciare la casa o il Paese se non accompagnate da un parente maschio, ricevere cure mediche senza il permesso di un parente.

E in occasione di queste elezioni è stata dura per le 978 candidate alle municipali fare campagna elettorale con le restrizioni di non poter appendere manifesti né tanto meno fare dibattiti pubblici: in questo contesto è stato utile per le candidate utilizzare i social network che hanno permesso un seppur virtuale contatto con gli elettori.

Eppure la stragrande maggioranza della popolazione composta da 21 milioni di persone non è assolutamente d’accordo con simile “concessione”: il Centro studi Esbar ha rivelato che il 72,5 % dei sauditi infatti non appoggia la candidatura femminile alle elezioni, l'11,3 % la sopporta mentre l'8,7 % la accetta. Le motivazioni di tale resistenza è il fatto che si violi la legge islamica ledendo le tradizioni e le usanze del Paese.

In un Paese a monarchia assoluta è anche vero che le stesse elezioni comunali che hanno comunque un potere piuttosto limitato (l'approvazione del bilancio cittadino e la gestione di rifiuti, parchi e strade) esistono da una decina di anni dunque, in un contesto globale è davvero un sassolino nello stagno per il Paese arabo e per le regole democratiche.

(Guarda il video delle donne dell'Arabia Saudita al voto per la prima volta)

Le donne, in ogni caso, secondo il decreto di Abdullah entreranno per il 20% come consiglieri del Majlis al-Shura, assemblea composta da 150 membri di nomina regia, con poteri consultivi ma senza diritto di approvare le leggi né di impedirle.

Una vittoria formale che però mette in risalto la difficoltà per lo Stato di accettare la donna come elemento politico del Paese. E’ importante sottolineare poi che se per le candidate esistono evidenti limitazioni, ciò è ugualmente vero per le stesse votanti: non tutte infatti detengono un documento di identità e per richiederlo era necessaria la presenza di un accompagnatore maschio, scontrandosi dunque con le resistenze familiari.

Dunque solo 130 mila donne si sono iscritte alle liste elettorali contro il milione e 355 mila degli uomini e sebbene anche il Governo abbia realizzato una campagna favorendo l’iscrizione agli uffici elettorali e mettendo a disposizione un servizio di taxi online Uber che offrirà alle donne saudite un passaggio gratis fino ai seggi elettorali, la condizione generale risulta assai impervia.

Si conosceranno dunque tra stasera e domani l’esito delle elezioni e di certo le donne hanno l’obiettivo di incidere maggiormente sulla politica del Paese anche se con mille difficoltà dovute alla loro condizione subalterna dovuta semplicemente al fatto di essere donne.

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