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Arance Calabria, Coca Cola chiude: immigrati sfruttati

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Coca Cola contro lo sfruttamento dei lavoratori e contro le irregolarità contrattuali. Il noto marchio della bevanda gasata ha fatto sapere che chiuderà i contratti con le aziende di Rosarno, in Calabria, per la fornitura di arance (utilizzate per la Fanta, sempre prodotta da Coca Cola) a causa delle condizioni a cui centinaia di lavoratori africani sono sottoposti: 25 euro al giorno per 15 ore di lavoro.

La multinazionale si schiera dalla parte dei raccoglitori di agrumi vessati, sottoposti ad orari di lavoro massacranti con un salario minimo. La notizia della rescissione dei contratti da parte di Coca cola arriva dal sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, che si dice preoccupata per le ripercussioni economiche che questa decisione potrà avere sul suo territorio.

"La nostra economia – spiega il primo cittadino – subirà un danno devastante. Già molti agricoltori non raccolgono più il prodotto se a questo scenario si aggiunge il taglio delle commesse della Coca-Cola, allora rischiamo davvero di finire al tappeto".

La decisione di Coca Cola arriva dopo un'inchiesta aperta qualche tempo fa dal periodico britannico 'The Ecologist' che accusava il colosso di Atlanta di acquistare a costi ridicoli succo d'arancia concentrato dalle aziende calabresi. Da quì gli stipendi fame dei lavoratori. Proprio per tutelare la sua immagine Coca Cola disdice i contratti con la Calabria.

Lo stesso Pietro Molinaro, presidente della Coldiretti Calabria, intervistato dal The Ecologist aveva confermato il fatto, raccontando che "il prezzo che pagano le multinazionali non è giusto così costringono le piccole aziende dell'area a sottopagare gli operai". "Basterebbe che le multinazionali pagassero il giusto prezzo di 15 centesimi - aveva detto Molinari - e la situazione cambierebbe radicalmente".

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