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Arrestata l'ex modella Dong Mei accusata di riciclaggio

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A differenza di Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, loro rubavano ai ricchi per dare a loro stessi. Che, a quanto pare, proprio poveri non erano. Anche se per lo Stato erano nullatenenti. Stiamo parlando della nota ex modella cinese Dong Mei Xiao, 42 anni, e del marito, il commercialista romano Federico Di Lauro, 47 anni. I due sono stati arrestati per truffa, associazione per delinquere, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori.

I due sono stati arrestati dalla Finanza con l'accusa di essere membri dell'organizzazione criminale che per cinque anni, dal 2005 al 2010, ha truffato 500 persone, quasi tutte dell'alta borghesia romana. Oltre a loro sono finite in manette altre sei persone dell'associazione con l'accusa di truffa, associazione per delinquere, riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori. Al vertice dell'associazione criminale, di cui Dong Mei e Di Lauro pare facessero parte, c'erano Bruna Giri, latitante a Santo Domingo, e Maria Antonietta Perilli, entrambe ex promotrici finanziarie. Ma quale era, per così dire, lo specchietto per le allodole? Presto detto. La Giri, che risulta essere compagna dell'avvocato Aldo Di Lauro, padre di Federico, e la Perilli, grazie alla loro esperienza a stretto contatto con gli istituti bancari, hanno attratto i clienti offrendo vantaggiosi tassi d'interesse che, in alcuni casi, arrivavano fino anche al 10 per cento all'anno.

L'ex modella e attrice Dong Mei, nota anche per aver condotto un programma sul piccolo schermo insieme a Giancarlo Magalli e per aver girato alcune pellicole cinematografiche, e il marito Federico Di Lauro sono stati arrestati mentre prendevano il sole sul loro yacht da 400mila euro a Ponza, un Azimut di 17 metri.

Dong Mei, negli anni Novanta celebre modella che ha sfilato per Laura Biagiotti, prima stilista a sbarcare in Cina con le sue creazioni, è accusata di riciclaggio. Gli investigatori sono stati attirati dall'elevato tenore di vita di alcuni membri dell'organizzazione, in particolare quello dell'ex modella cinese e del marito Federico Di Lauro, sempre alla ricerca di una nuova Porsche.

L'operazione che ha portato in carcere, perché curatore di un fallimento, Di Lauro e ai domiciliari Dong Mei, accusata di riciclaggio, è stata denominata 'Missing Money'. Nel corso di questa operazione gli inquirenti sono risaliti ad un illecito riguardante il trasferimento di un credito IVA pari a 400mila euro. A quanto pare Di Lauro, in qualità di curatore fallimentare, era riuscito ad appropriarsi della somma attraverso la fittizia cessione ad un'altra società creata ad hoc e subito dopo trasferita all'estero.

Ecco come sono andate le cose. Il rimborso IVA di 400mila euro destinato alla società Totalservice 2000 srl, poi trasferita all'estero, è stato immediatamente girato ad una donna, poi risultata suocera di Federico Di Lauro. Nel giro di pochi giorni, quel denaro è stato nuovamente girato, questa volta a Dong Mei, moglie di Di Lauro. Un giro alquanto strano che ha insospettito gli inquirenti i quali hanno scoperto che quei soldi erano il rimborso ad una società fallita di cui Di Lauro era curatore. Tanti i sequestri effettuati, tra questi ville a Fregene e alla Camilluccia, auto di lusso, barche e conti correnti a sei zeri.

In tutto il gip Massimo Battistini del tribunale di Roma, su richiesta del procuratore aggiunto Nello Rossi, che coordina il gruppo reati contro l'economia della procura di Roma, ha disposto otto ordinanze di custodia cautelare. L'inchiesta 'Missing Money' è stata avviata dai finanzieri in seguito ad almeno una ventina di segnalazioni da parte di direttori di banche per alcune operazioni sospette.

Ma chi sono stati i truffati? A quanto pare tra di loro risultano tanti illustri clienti, appartenenti soprattutto alla cosiddetta 'Roma bene'. Primari di ospedali e professionisti conosciuti durante party esclusivi organizzati nella Capitale. Questi facoltosi clienti investivano dai 10mila ai 900mila euro, per un giro che in 5 anni, tra il 2005 e il 2010, ha fatto racimolare 35 milioni di euro. Le somme venivano pagate quasi sempre tramite assegni in bianco che venivano poi versati in conti correnti di collaboratori o persone compiacenti che avevano il compito di 'monetizzare' gli assegni stessi, attraverso il prelievo in contanti. Tra le vittime anche Nicola Cordero di Montezemolo, parente del presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo, che ci avrebbe rimesso 750mila euro.

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