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Arrestato Antonio Iovine, boss storico dei Casalesi

Ricercato da 14 anni. La latitanza di Antonio Iovine, 46 anni, a capo di uno dei cartelli criminali più pericolosi d'Europa, è finita ieri.

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Il boss è stato sorpreso all'ora di pranzo a Casal di Principe, dieci minuti a piedi dal suo paese natale, San Cipriano d'Aversa. Ospite – chissà se gradito - nella villetta di un muratore incensurato, Marco Borrata, arrestato per favoreggiamento.

E sebbene quella dimora a due piani non fosse l'abituale nascondiglio di Iovine, il fiuto investigativo ha regalato ieri un lieto fine. Bisogna dire grazie anche a una telefonata intercettate in cui si sollecitava l'acquisto di un panettone. Una richiesta strana in un periodo ancora lontano dalle feste natalizie. E così è scattato il blitz. Una trentina di agenti, col supporto dei militari dell'Esercito, hanno circondato la zona. Poi l'irruzione. Iovine aveva appena finito di pranzare e ha cercato invano di fuggire da un terrazzo. Una volta bloccato, ha iniziato a dispensare i sorrisi che lo hanno accompagnato anche dopo, nei vari flash dei fotografi. 'Documenti? Voi sapete bene chi sono io'.

Cpo storico del clan dei Casalesi, soprannominato O' Ninno e nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia. Lui, il 'boss manager', la mente affaristica che per anni ha riciclato i proventi delle attività illecite, droga e racket su tutte fino a costruire l'impero di Gomorra, come testimoniato dai continui sequestri di beni disposti da parte della magistratura.

Lo cercavano dal 1996 e, in questi anni di silenzio, aveva collezionato pure un ergastolo nel processo Spartacus. Stando al lavoro degli investigatori, Iovine non si sarebbe mai allontanato dal suo territorio. Al massimo qualche rapido viaggio d'affari a Roma, in Toscana e in Francia. Dunque circolava liberamente per Casal di Principe. Presenza discreta la sua.

'L'esperienza ha insegnato ai latitanti a muoversi con grande circospezione e adottando numerosissimi accorgimenti', ha spiegato il procuratore aggiunto Federico Cafiero De Raho. Mentre il ministro dell'Interno Roberto Maroni, conversando con i giornalisti a Montecitorio, ha parlato di 'una bellissima giornata per la lotta alla mafia'. Giusto in tempo per parlare ancora una volta delle polemiche con Saviano: 'Quella che noi mettiamo in atto è l'antimafia dei fatti, il resto sono polemiche che non mi toccano e non mi turbano'. E dopo la notizia dell'arresto, arriva una proposta di armistizio da parte del ministro: 'Deponiamo le armi. Spero che con l'arresto di oggi, il boss latitante delle terre di Saviano si possa chiudere questa brutta pagina. E continuare tutti insieme la lotta alla criminalità. Conosco Roberto Saviano, e lo stimo. Per questo sono rimasto sorpreso da lui: Saviano dovrebbe essere al mio fianco, non dovremmo litigare, per questo mi sono arrabbiato. Ma l'arrabbiatura ora è passata e vorrei dirgli di deporre le armi che lui ha imbracciato contro di me'.

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Infine, non si è fatto attendere il commento dell'autore di Gomorra. 'Aspettavo questo giorno da quattordici anni - ha detto Saviano - Siamo di fronte a un passo fondamentale nel contrasto alla criminalità organizzata. Ora spero che si possa fare pulizia a 360 gradi'.

(foto © LaPresse)

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