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Asti, le polemiche sulla tangenziale a sud ovest della città

Da tempo la piccola tangenziale a sud ovest di Asti è al centro di dure contestazioni per essere oltremodo costosa, ben 375.823.250 euro, ossia 62,2 milioni al chilometro. Una cifra veramente esorbitante per una strada ritenuta inutile da un comitato locale, ma anche da alcuni consiglieri del Piemonte. A giorni è atteso il parere della Regione contro il quale sono già pronti in molti a scagliarsi.

Come si legge sul quotidiano Il Corriere della Sera, il 22 settembre due consiglieri di Rifondazione comunista Paola Barassi e Alberto Deambrogio, hanno presentato una mozione contro il progetto preliminare depositato dall'Anas ad agosto. Secondo i consiglieri, tra le altre cose, la nuova arteria andrebbe a mettere a serio rischio l'habitat di una rara specie di rospo presente solo in due aree del territorio piemontese. La specie in questione è il pelobates fuscus insubricus.

Quella della "famigerata" tangenziale è una storia che ha radici lontane. Nel 1960 il Comune di Asti ha inviato le prime lettere di esproprio ai proprietari dei terreni, poi non se ne è saputo più nulla fino al 1974 quando la tangenziale è spuntata nel piano regolatore della città. Sul quotidiano Il Corriere della Sera si legge: "All'inizio attraversava gli orti a ridosso del centro abitato. Via via che il cemento invadeva il territorio, però, il tracciato veniva spostato sempre più in periferia. Mentre i costi del progetto si gonfiavano come un sufflè: l'ultima botta arrivò con l'alluvione del 1994 che ispirò un megaviadotto da oltre un chilometro. Tutto sulla carta, naturalmente, perché nessuno credeva davvero che la tangenziale si sarebbe mai fatta. Troppi soldi, troppo tempo, troppi problemi. Il partito del rospo, che intanto era sorto, si fregava le mani, ma non aveva fatto i conti con il progetto dell'autostrada Asti-Cuneo. Né, soprattutto, con il presidente della Provincia Roberto Marmo, forzista, che persuase l'Anas a fare la tangenziale con l'intento di collegare al casello di Asti Ovest l'Asti-Cuneo con la Torino-Piacenza. Entrambe gestite da società che fanno capo al potente concessionario privato Marcellino Gavio. Si fece quindi un progetto faraonico per un'autostrada a sei corsie".

Secondo quanto spiegato poi dal giornalista del Il Corriere della Sera nel 2002 il nuovo sindaco di centrosinistra Vittorio Voglino ha bloccato il progetto. "La motivazione? Per collegare le due autostrade si poteva bene utilizzare un'altra strada, già esistente, arrivando così al casello di Asti est - si legge sul quotidiano - Soluzione considerata più facile e più logica. L'Anas avrebbe però dovuto ampliare quella strada. E come compensare Comune e Provincia? Semplice: realizzando la tangenziale della discordia ma con un progetto diverso, sul quale Marmo e Voglino stavolta si erano messi d'accordo. Un progetto forse più modesto, ma a quanto pare non meno costoso. E i soldi? Nessun problema: c'è la Legge obiettivo. Inutili le proteste degli oppositori, secondo cui non è stato mai fatto uno studio di viabilità, e quindi nessuno sarebbe in grado di dire quante macchine passeranno su quella strada. Inutili anche le osservazioni avanzate dal comitato su alcuni aspetti dell'operazione. Per esempio, la circostanza che la società Autostrada Asti-Cuneo del gruppo Gavio, concessionaria della tangenziale, sia partecipata al 35 per cento dall'Anas, cioè dal concedente. Per esempio, che il progetto sia stato affidato a un'altra società del medesimo gruppo Gavio, la Sina spa, di cui è amministratore delegato Agostino Spoglianti, contemporaneamente pure presidente della Asti-Cuneo...".

In una situazione così tanto intricata e complessa una sola certezza sembra poter valere qualcosa contro la realizzazione di questa arteria: il rischio corso dalla rara specie di rospo.

Foto: wikimedia.org

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