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Attentati di Parigi, le indagini: si segue la pista belga

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A due giorni dalla strage di Parigi il bilancio è salito a 129 morti e 352 feriti di cui 99 in gravissime condizioni. Tra i dispersi si cerca ancora l’italiana Valeria Solesin, la 28enne che si trovava venerdì sera insieme ad alcuni amici al Bataclan, anche se il suo nome non risulta tra la lista delle le persone decedute sarebbe sempre più insistente la notizia che la ragazza sarebbe rimasta vittima degli attentati.

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Una notte che rimarrà certamente impressa nella mente di tutti coloro che hanno assistito a simile barbarie nel cuore del Europa, per un atto terroristico che ha reso sempre più precario l’equilibrio e la sicurezza delle potenze occidentali, in un sentirsi costantemente minacciati dal pericolo, anche in luoghi deputati allo svago e alla tranquilla routine.

Intanto proseguono le indagini e il procuratore di Parigi, François Molins ha fatto sapere quanto scaturito dai rilevamenti. A quanto pare i terroristi hanno agito in “tre gruppi coordinati che hanno colpito sette obiettivi in rapida successione” ha detto Moulin che ha ricostruito dettagliatamente la serie degli attacchi di ieri precisando le ore e i civili rimasti uccisi nei diversi luoghi presi di mira dai terroristi, dallo Stade de France, ai locali del X e dell'XI Arrondissement fino alla sala concerto del Bataclan.

E sembra sempre più delinearsi la pista belga che porta al quartiere di Molenbeek di Bruxelles, da cui provenivano già alcuni dei terroristi del blitz di gennaio in Belgio. Nel corso delle perquisizioni sono stati arrestate alcune persone (le fonti riferiscono 3 o 5) e non si esclude che tre attentatori di Parigi siano riusciti a fuggire (otto i terroristi rimasti uccisi negli attentati parigini di cui solo tre si conosce l’identità). Un uomo, durante le perquisizioni, ha tentato la fuga ma è stato immediatamente bloccato e arrestato dalle forze dell’ordine, che gli hanno bendato gli occhi.

Un passaporto egiziano è stato ritrovato vicino a uno dei kamikaze che si è fatto esplodere davanti allo Stade de France di Saint-Denis. Rinvenuto anche un passaporto siriano identificato come appartenente ad un rifugiato siriano registrato a Lesbo il 3 ottobre scorso, come ha affermato il vice ministro dell'Interno greco Nikolaos Toskas, ma si pensa che il documento possa essere falso.

(Guarda il video del giornalista di Le Monde sugli spari e la fuga dal Bataclan)

Il Tatp, perossido di acetone, denominato “la madre di Satana” è l’esplosivo usato dagli attentatori, lo stesso secondo il Corriere della Sera, che era impiegato anche negli attacchi di Londra che, il 7 luglio 2005, causarono 52 vittime su metropolitane e autobus.

Le auto utilizzate negli attacchi sono state due: una Seat nera e una Polo nera utilizzata per raggiungere il Bataclan. Ed è proprio la Polo contraddistinta dalla targa belga ad aver fornito una traccia che ha portato le forze dell’ordine nel quartiere ad alta densità di immigrati di Molenbeek. Ritrovata a Montreuil la seconda auto abbandonata dai terroristi, una Seat Leon nera che sembrerebbe confermare la fuga di alcuni dei terroristi di Parigi dopo la strage.

Intanto la città di Parigi è ritornata pian piano ad una presunta normalità e sono tanti i fiori che affollano, all'indomani della strage, i luoghi che hanno vissuto l'orrore e in cui hanno perso la vita tante persone ignare che un venerdì sera qualunque potesse trasformarsi in immane tragedia.

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