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Attentato Giovanni Paolo II, spunta la terza pallottola

Dopo trent'anni dall'attentato a Giovanni Paolo II nuove testimonianze e nuovi documenti sembrano smontare le ipotesi fino ad oggi prese in considerazione. Ad anticipare i nuovi sviluppi un articolo del quotidiano La Repubblica.

Il 13 maggio del 1981 Giovanni Paolo II venne ferito in piazza San Pietro, a Roma, da Alì Agca. Le indagini sono sempre ruotate attorno a due colpi di pistola, due pallottole, ma ora si è scoperto che in realtà il Santo Padre venne raggiunto da tre colpi e che una pallottola venne raccolta dagli uomini della sicurezza.

Il magistrato Ilario Martella che, dopo il primo rito per direttissima, condusse la seconda inchiesta giudiziaria dell'attentato a Karol Wojtyla ha raccontato: 'Se solo il Vaticano parlasse... Il Santo Padre, quel benedett'uomo, ci nascose persino la pallottola che gli uomini della sua sicurezza raccolsero sul pianale della papamobile. Noi giudici fummo tenuti all'oscuro di questo fatto per molto tempo, anni. Eppure si trattava di un elemento unico, determinante ai fini dell'indagine. Poi, in occasione di un anniversario dell'attentato, uno dei primi, il Pontefice andò a mettere il proiettile sopra la testa della Madonna di Fatima, in Portogallo'.

Subito dopo l'attentato si è cercato di capire chi potessero essere i mandanti. A lungo è stata questa la domanda. Una domanda che non ha mai trovato risposta. O meglio. La sola risposta che nel tempo si è data è che i mandanti furono gli stessi esecutori, ossia i Lupi grigi turchi per mano di Alì Agca. Un gruppo di ultranazionalisti, filo islamici, contrari all'Occidente e al capo della religione che per essi lo rappresenta.

Adesso, però, quel terzo proiettile posto sulla corona della Madonna di Fatima, rimasto fino al 1984 in Vaticano e mai periziato dalla magistratura indipendente, potrebbe svelare nuovi e diversi scenari. Chi fu ad esploderlo? Sempre Agca o qualcun'altro? Secondo il magistrato Martella la presenza di un terzo proiettile rappresenta un elemento capace di portare a nuove piste. E della stessa opinione sono anche altri magistrati che indagarono sul caso. In poche parole, quel terzo proiettile potrebbe dimostrare la presenza di un secondo killer, quindi di un commando e, di conseguenza, di un complotto. Potrebbe essere pronunciato un addio, dunque, alla tesi dell'attentatore solitario, fino ad oggi la sola ritenuta possibile.

 (foto © LaPresse)

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