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Attentato Norvegia, Anders Breivik davanti al giudice

  • LaPresse

Dopo il violento attentato (leggi la notizia), si è svolta ad Oslo la prima udienza del processo a carico di Anders Breivik, il 32enne che ha confessato le stragi di Oslo e Utoya (leggi la notizia). L'uomo aveva chiesto che l'udienza si svolgesse a porte aperte, ma questa possibilità gli è stata negata.

Le ragioni sono essenzialmente due. Da un lato gli inquirenti hanno ritenuto di non dover concedere all'uomo la possibilità di lanciare i suoi deliranti proclami, dall'altro hanno temuto che nel corso di un'udienza a porte aperte tra le sue folli parole si potessero nascondere dei potenziali messaggi in codice rivolti ad eventuali complici. Fin dal primo momento, infatti, Breivik ha sostenuto di avere agito da solo, ma subito sono partiti gli accertamenti per verificare se dietro il 32enne ci sia qualche organizzazione legata agli ambienti dell'estrema destra, non per forza esclusivamente norvegese. E tali accertamenti sono ancora in corso. Sembra, infatti, che nel corso dell'udienza preliminare lo stesso Breivik abbia fatto qualche ammissione sulla possibile partecipazione di altre persone alla pianificazione degli attentati. In particolare l'uomo ha parlato di due cellule che avrebbero avuto un ruolo determinante.

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Al termine dell'udienza il giudice Kim Heger ha confermato l'arresto di Breivik e ha disposto fino a otto settimane di custodia preventiva. Il 32enne norvegese è accusato di atti terroristici, reato per il quale secondo quanto previsto dal codice penale norvegese non rischia più di 21 anni, e dovrà rispondere dell'uccisione di 76 persone. Il numero delle vittime è stato ridimensionato. Ieri si parlava di 93 persone rimaste uccise, ma a quanto pare sono 68 i morti accertati a Utoya e 8 quelli nel centro della capitale. Ci sarebbero, tuttavia, ancora dei dispersi sull'isola.

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Davanti al giudice, Breivik ha ammesso le sue responsabilità, ma si è dichiarato non colpevole. Il 32enne sembra essere sempre convinto di aver fatto la cosa migliore per fermare 'l'alleanza marxista-islamica'. Al giudice l'uomo ha ribadito che dal suo punto di vista la strage era necessaria e ha spiegato di voler salvare la Norvegia e l'Europa occidentale dal'marxismo culturale'. Ma non solo. Breivik ha poi dichiarato di voler mandare 'un segnale forte' e ha accusato il partito laburista al potere di fallimento e di aver permesso 'una massiccia importazione' di musulmani.

Nonostante tutto, con l'accusa di 'atti di terrorismo', l'uomo rischia solo 21 anni di reclusione. Ecco perché, a quanto pare, la polizia norvegese pensa di invocare nei suoi confronti una nuova disposizione del codice penale per 'crimini contro l'umanità'. Tale norma, introdotta nel codice penale norvegese nel 2008, prevede una pena massima di 30 anni di reclusione. Il procuratore Christian Hatlo, citato in forma indiretta dal giornale locale Aftenposten, ha comunque fatto sapere che il ricorso a tale norma è al momento solo un'ipotesi.

Nel frattempo, nel corso di un'intervista telefonica alla televisione Nrk, la direttrice del servizio segreto norvegese Psty, Janne Kristiansen, ha detto che Breivik era stato messo sotto osservazione dopo l'acquisto di prodotti chimici. L'uomo era stato inserito in una lista speciale dopo aver comprato prodotti chimici agricoli, probabilmente utilizzati per confezionare gli ordigni esplosivi. Tale acquisto, però, non era stato considerato sufficiente ad avviare un'inchiesta più approfondita.

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