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Aurelia Sordi, raggiro ai danni della sorella di Albertone: sotto accusa l'avvocato Farina

Sembra destinata ad avere sviluppi clamorosi la contesa legale sull’eredità di Alberto Sordi, sulla quale la Procura di Roma sta provando a far luce con indagini a tutto campo, principalmente nei confronti dell’avvocato Carlo Farina, in qualità di rappresentante della sorella dell’attore.

L’accusa di circonvenzione di incapace, formulata dagli inquirenti nel corso dell’inchiesta, grava a carico anche dell’autista Artadi Gardella e del notaio Gabriele Sciumbata, sospettati di aver preso parte al raggiro ai danni dell’anziana Aurelia Sordi approfittando della (manifesta ma non dichiarata) incapacità della donna.

Nel mirino della magistratura vi sono altre sei persone, che lavoravano nella villa di Albertone a Caracalla ed avrebbero contribuito a portare avanti l’inganno per incassare lauti proventi dal tesoro di famiglia, ben diretti dalle menti sofisticate al vertice di questo sodalizio e adesso accusati di ricettazione.

Somme importanti, come risulta dai documenti in possesso dei giudici, sono state riscosse a ridosso delle festività natalizie del 2012 grazie alla generosità della signora Sordi, mentre l’unico a sottrarsi al gioco sporco sarebbe stato il figlio della domestica Antonio Chiani, destinatario di una donazione di 400mila euro ma pronto a segnalare le anomalie dei movimenti bancari agli organi competenti.

Alla base della truffa, secondo quanto è emerso prima dell’avviso di chiusura dell’inchiesta consegnato agli indagati, le formali attestazioni di capacità fornite dall’avvocato Farina in merito alla posizione della sua assistita Aurelia Sordi, probabilmente indotta ad elargire denaro ad ogni membro della “combriccola” individuata dai pm, col peruviano Vicente Arturo Gardella al vertice della piramide in quanto intestatario della procura speciale per la gestione dei beni immobiliari e dei conti correnti bancari della quasi centenaria parente del celebre Alberto nazionale.

Decisiva, ai fini dell'accertamento delle irregolarità contestate, la testimonianza del direttore della Banca Popolare di Sondrio di via Cesare Pavese, Umberto Catellani, solerte nel ravvisare i movimenti di denaro fuori controllo nel periodo finito sotto la lente della magistratura.

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