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"Baby Einstein", la Disney è pronta a rimborsare

La Walt Disney ha fatto ammenda. I video "Baby Einstein" non aiutano i bambini ad apprendere più in fretta come, invece, dovrebbero fare. Così il colosso americano dell'animazione ha deciso di rimborsare tutti i genitori insoddisfatti che abbiano acquistato i, cosiddetti, prodotti educativi per la prima infanzia.

Come reso noto dal New York Times i popolarissimi video destinati ai piccolissimi che la Disney ha venduto in milioni di esemplari negli Usa, ma anche in Italia, saranno rimborsati. Ogni famiglia potrà ricevere fino a 16 dollari a dvd, fino a 4 rimborsi, per acquisti effettuati tra il 2005 e il 2009.

Le autorità hanno, infatti, giudicato "fuorviante e pericolosa" tale linea di prodotti educativi. In particolare l'associazione Commercial-Free Childhood ha deciso di intentare una causa collettiva contro la Disney. Il direttore della campagna per il Commercial-Free Childhood, Susan Linn, ha trovato incongruente il fatto che questi video venissero ritenuti altamente educativi per i piccolissimi quando l'Associazione pediatri americani ha, invece, sconsigliato con forza la visione della tv in ogni sua forma sotto i due anni. Così la Linn ha deciso di avviare la causa collettiva.

Il quotidiano La Stampa ha spiegato che Baby Einstein è una società che è stata fondata nel 1997. Presto è diventata molto nota nel mondo della prima infanza grazie ai numerosi prodotti per l'intrattenimento e, soprattutto, grazie ai suoi dvd. I video di "Baby Einstein" consistono in cartoni animati dove i dialoghi sono ridotti al minimo e i protagonisti sono musiche, suoni e immagini. I dvd in questione sono rivolti ai bimbi di età compresa tra i 3 mesi e i 6 anni.

La Disney entra in scena nel 2001 quando decide di acquistare "Baby Einstein" e ampliare la serie creando "Baby Mozart", "Baby Galileo", "Baby Shakespeare". Scopo di questi video sarebbe quello di aiutare i piccoli ad apprendere più in fretta. Ma nella realtà, a quanto pare, non accade nulla di tutto ciò.

Il quotidiano La Repubblica ha citato uno studio della Washington University dal quale è emerso che per ogni ora trascorsa a guardare questi video "educativi" un bambino fra gli 8 e i 16 mesi anziché diventare un futuro Einstein accumula ritardi. Un dato che non ha di certo aiutato la Disney, ma che le ha inferto il colpo di grazia decisivo. Adesso i genitori delusi per non aver trasformato in genio il proprio figlio con l'acquisto di questi video pretendono il rimborso dalla casa madre di Topolino.

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