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Baby squillo Parioli, condanne per tutti gli imputati: 10 anni per Mirko Ieni, 6 per la madre di una delle ragazzine

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di Simone Rausi

Tutti condannati gli otto imputati all’interno del processo per le Baby Squillo dei Parioli, il giro di prostituzione – ricorderete – che vedeva coinvolte anche due minorenni, di cui una spinta dalla madre, nel quartiere bene della Capitale. Oggi arriva le sentenza in primo grado che prevede, tra tutti, la condanna a 10 anni per Mirko Ieni, il principale gestore del giro e sei (più risarcimento) per la madre di una delle ragazzine.

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Oltre a Ieni e alla madre, però, sono state inflitte condanne a tutti i principali attori della vicenda. Tutti gli imputati dovranno risarcire le parti civili e scontare diversi anni di reclusione. Il caporalmaggiore dell’esercito Pizzacalla, colui che, secondo l’accusa, dava istruzioni alle ragazze e fissava il tariffario, è stato condannato a sette anni e a 24 mila euro di multa (il Pm ne aveva chiesti sei). Condanne anche per i clienti: un anno e tremila euro per Francesco Ferraro e Gianluca Sammarone, 6 anni e 30 mila euro per Danilo Sbarra, quattro anni e 8mila euro per Mario Michael De Quattro, tre anni e quattro mesi per Marco Galluzzo.

Imprenditori, militari, liberi professionisti. In questa storia sono implicati degli individui borghesi insospettabili che, in alcuni casi, si sono visti crescere gli anni di pena rispetto alle richieste effettuate dal pm. È andata diversamente per il “dominus” Ieni che, secondo l’accusa, doveva andare incontro a sedici anni e sei mesi. La madre di una delle baby prostitute, altro imputato chiave, dovrà inoltre risarcire la figlia (su cui è decaduta la patria potestà) con 20mila euro.

Il legale di Mirko Ieni ha così commentato: ”Il commento alla sentenza è chiaro: è stata finalmente ridimensionata dal giudice la sproporzionata richiesta di condanna del pm. Attendiamo i motivi della sentenza; certamente proporremo appello. Quanto alla quantificazione del danno è stata respinta la richiesta di provvisionale immediatamente esecutiva. Evidentemente questi danni subiti non è stato possibile quantificarli». Di tutt’altro avviso i legali di Sbarra, il commercialista, che si dicono amareggiati: “E’ stato riconosciuto il favoreggiamento, reato di cui abbiamo invece fornito ampia prova dell'inesistenza”.

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