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Baby squillo Parioli, Mauro Floriani a rischio processo: il marito della Mussolini alla sbarra con altri 60 indagati

Nessun via libera al patteggiamento per i clienti delle baby squillo dei Parioli: entro la fine del mese la Procura di Roma chiederà il rinvio a giudizio per gli oltre 60 indagati che avrebbero avuto rapporti con le minorenni (oggi 16 e 15 anni) che si prostituivano a Roma.

Baby squillo Parioli, condanne per tutti gli imputati: 10 anni per Mirko Ieni, 6 per la madre di una delle ragazzine

Rischiano di finire alla sbarra tutti i presunti clienti delle due adolescenti romane, compreso Mauro Floriani, il marito della deputata di Forza Italia Alessandra Mussolini. Individuati grazie alle intercettazioni delle chiamate che arrivavano sui cellulari delle ragazze, tra coloro che hanno incontrato le baby squillo ci sono tanti liberi professionisti, persone dalla facciata rispettabile che secondo l'accusa hanno intrattenuto diversi rapporti con le due minorenni e le cui responsabilità penali andranno definitivamente accertate in sede processuale.

Sul caso delle baby squillo si è appena conlcuso il primo grado di giudizio per il processo principale, che ha visto condannati tutti gli 8 imputati accusati di sfruttamento della prostituzione, tra cui anche la madre di una delle studentesse e Mirko Ieni, ritenuto il gestore del giro di prostituzione minorile.

Le condanne di martedì rappresentano per l'accusa la dimostrazione della "solidità degli elementi raccolti in questi mesi di indagini". Ora è arrivato il momento di istruire il secondo filone del processo che ha portato ad individuare un'altra tranche di clienti delle baby squillo dei Parioli.

Mauro Floriani e Alessandra Mussolini insieme alla messa della domenica: pace fatta?

Tra le 60 persone indagate c'è anche Mauro Floriani, che temendo di essere finito nella rete delle intercettazioni della Procura di Roma si era presentato spontaneamente dai carabinieri per esporre la sua versione dei fatti, sostenendo di non aver mai avuto rapporti di tipo sessuale con le adolescenti: "Non sapevo che fossero minorenni", ha dichiarato durante la prima convocazione in Procura. Floriani, dirigente di Trenitalia ed ex ufficiale della Guardia di Finanza, è stato comunque iscritto nel registro degli indagati insieme agli altri presunti clienti, ma non è tra i 10 che hanno chiesto il patteggiamento.

Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristiana Macchiusi stanno definendo gli incartamenti in queste ore: entro la prossima settimana dovrebbero essere depositati gli atti delle indagini, che saranno così a disposizione delle parti. Secondo indiscrezioni filtrate dalla Procura capitolina, ogni indagato avrà un fascicolo a sé per cercare di tutelare, per quanto possibile, la privacy delle persone coinvolte.

L'impianto accusatorio a carico dei clienti delle baby squillo è uscito sicuramente rafforzato dalle condanne emesse con rito abbreviato martedì: l'anno di reclusione a cui sono stati condannati i clienti Gianluca Sammarone e Francesco Ferraro sono una conferma delle prove a carico dei frequentatori delle baby escort, visto che la loro posizione è simile a quella degli altri 60 indagati del secondo filone d'inchiesta.

In generale tutto il quadro dell'accusa, condiviso dal gup Costantino De Robbio che ha emesso le condanne, è un indicatore ben preciso della linea che sarà perseguita: la condanna più dura è stata inflitta al reclutatore delle ragazze Mirko Ieni, che secondo la tesi dell'accusa accolta dal gup ha messo a disposizione delle ragazzine l’appartamento ai Parioli in cui ricevevano i clienti e una scheda telefonica, si è occupato di fissare incontri, contabilizzare le prestazioni e incassare parte dei pagamenti. Il commercialista Riccardo Sbarra, accusato anche di detenzione e cessione di materiale pedopornografico, ha pagato la sua ossessione per "le lolitine", così le avrebbe definite, con una condanna a 6 anni. Lo scenografo Mario Michael De Quattro, imputato anche per un tentativo di estorsione ai danni di una delle adolescenti, si è visto comminare quattro anni di carcere. L'imprenditore Marco Galluzzo è stato condannato anche per cessione di stupefacenti, visto che talvolta avrebbe pagato le prestazioni con la cocaina (il suo soprannome nelle schede telefoniche delle due liceali era "Bambus").

Un ritratto desolante, quello che emerge dal primo grado di giudizio contro cui molti imputati faranno appello, di prestazioni sessuali a pagamento in cambio di soldi facili da spendere in griffe e uscite del sabato sera. Un orrore che per le due ragazzine si è concluso col ritorno alla normalità: le due liceali sono state sui banchi di scuola e sono state promosse.

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