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Bagheria, imprenditori denunciano pizzo: 22 arresti

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Trentasei imprenditori di Bagheria hanno deciso di rompere il muro del silenzio e di denunciare i mafiosi che chiedevano loro il pizzo, oggi i carabinieri del Comando Provinciale di Palermo hanno arrestato 22 persone, responsabli di cinquanta estorsioni.

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Le persone oggette dei provvedimenti cautelari appartengono al mandamento di Bagheria. Le accuse sono di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, sequestro di persona e danneggiamento a seguito di incendio.

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Le attività commerciali oggetto delle estorsioni erano varie. Edilizia, bar centri scommesse, negozi di pesce. Alcuni negozi sono stati costretti a chiudere proprio per le pressanti richieste dellamafia.

'Grazie al coraggio di chi rifiuta ricatti, grazie a Carabinieri e inquirenti. Bagheria non è cosa loro', ha scritto il presidente del consiglio Matteo Renzi su twitter.

'Sono stati trentasei gli imprenditori ad ammettere di aver pagato il pizzo. Grazie alla loro testimonianza oggi è stato assestato un altro duro colpo a Cosa Nostra', ha dichiarato Salvatore Altavilla, comandante del Reparto operativo dei carabinieri di Palermo.

'I tempi sono cambiati, adesso gli imprenditori si ribellano creando una grande breccia nel silenzio omertoso', ha concluso il comandante Altavilla.

'Libero Grassi, l'imprenditore che dunciò la mafia per pizzo, era solo e per questo è stato ucciso. La mafia si batte con l'associazionismo. La decisione di questi trentasei imprenditori è stata storica, rompe il muro del silenzio', ha dichiarato a Rai News 24 Tano Grasso, il presidente della Fai, la Federazione delle associazioni antiracket ed antiusura italiane.

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