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Bambino vegano espulso dal nido, la mamma non presenta certificati medici: il Tar le dà ragione

Un bambino vegano era stato espulso dall'asilo nido perchè la mamma si era rifiutata di produrre un certificato di buona salute. Era successo nell'ottobre 2014 a Merano, nella provincia di Bolzano, ma oggi, a quasi un anno di distanza, il Tar ha accolto il ricorso della donna dovendo quindi esprimersi nuovamente sull'alimentazione di un minore. Ma cosa era successo?

La mamma aveva iscritto al nido comunale il figlio di dieci mesi chiedendo per lui un pasto vegano. Dopo pochi mesi la dirigente scolastica ha chiesto alla donna un documento medico che attestasse la buona salute del bambino chiedendo anche di effettuare controlli periodici. La richiesta però era stata posta solo in questo caso e non agli altri bambini motivo per cui la donna si è rifiutata di presentare i documenti medici. La dirigente non si è però fermata e lo scorso febbraio il piccolo è stato espulso dal nido.

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Quindi si è arrivati al Tar con la richiesta di annullamento della sospensione e riammissione del bambino al nido e il tribunale ha infatti accolto la richiesta permettendo al neonato di tornare al nido e ha avviato una serie di udienze per arrivare ad una sentenza. Nell'udienza svolta lo scorso maggio l'avvocato della dirigente scolastica ha sottolineato i rischi di una dieta vegana su un minore citando delle direttive ministeriali che prevedevano l'assenza di certificato solo a scuola e non nei nidi.

Pro e contro dell'alimentazione vegana

Il Tar ha emesso la sua sentenza dichiarando che"di fronte all’assenza di una disposizione che imponga l’obbligo di presentare un certificato medico in caso di opzione della scelta della dieta di tipo vegano, l’Amministrazione non può neppure legittimamente prevedere una “reazione” o sanzione in caso di sua inosservanza". Il Tribunale ha poi aggiunto che "la conseguenza per l’omessa produzione dell’attestazione richiesta avrebbe dovuto essere, semmai, la somministrazione del pasto standard, non l’esclusione del bambino dalla frequenza dell’asilo nido". Il Comune di Merano è stato condannato al pagamento delle spese legali. Una sentenza che di fatto crea un precedente.

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