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Indianapolis, la storia di Bei Bei Shuai

Sulla storia di Bei Bei Shuai, 34 anni e proprietaria di un ristorante cinese di Indianapolis, l'America è divisa. La donna a marzo è stata arrestata dalla polizia con l'accusa di omicidio e tentativo di sopprimere un feto. L'arresto è avvenuto proprio quando Bei Bei Shuai stava cercando, con fatica, di tornare ad una vita normale.

Non molto tempo prima, infatti, era sopravvissuta a un tentativo di suicidio, aveva perso la bimba che portava in grembo, era caduta in depressione e aveva affrontato un mese di cure in clinica.

La donna ora si trova in carcere, ma di lei l'opinione pubblica continua a parlare. Fuori dalle mura carcerarie è scontro. Da una parte ci sono le leghe per i diritti civili, le organizzazioni femminili che considerano quella in atto un'ingiusta persecuzione, dal momento che in Indiana il tentato suicidio non è perseguito come reato, e anche le organizzazioni dei medici, secondo le quali i diritti del feto non possono cancellare i diritti civili dei genitori. Dall'altro c'è il Tribunale che ha deciso di punire la violazione dei diritti del feto fatta da Bei Bei Shuai.

Ecco la storia. E' la vigilia di Natale. Bei Bei Shuai è incinta, alla 33esima settimana di gravidanza. In uno squallido parcheggio il fidanzato della donna e futuro padre del nascituro, confessa a Bei Bei Shuai di aver raccontato sempre bugie. Lui è già sposato e non ha alcuna intenzione di abbandonare la sua famiglia. Quindi non porterà mai all'altare Bei Bei Shuai e tantomeno riconoscerà il bambino.

Bei Bei Shuai rimane sola, tra le lacrime, in quel parcheggio. La sola cosa che vede, quando riprende un po' di lucidità, è un negozio di ferramenta. A quel punto la donna entra nel negozio e compra del veleno per topi. Si avvelena, ma non muore e non avverte neppure alcun malore. Tanto che qualche ora più tardi incontra degli amici e racconta quanto accaduto. E' allora che il veleno comincia a fare effetto. Bei Bei Shuai viene ricoverata. I medici riescono a salvarle la vita, ma il veleno provoca sofferenza al feto. I medici la fano così partorire alla vigilia di Capodanno. La neonata viene battezzata, ma deve essere intubata. Il due gennaio la donna tiene con sé, fuori dall'incubatrice, la sua bambina per cinque ore. La piccola non ce la fa e muore.

Foto: wishtv.com

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