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Belgio, lo stupratore Van den Bleeken non regge il carcere e ottiene l'eutanasia. Famiglie vittime protestano

Frank Van den Bleeken sta per morire. Trattandosi di un pluri-condannato per violenze e anche per un omicidio, la notizia potrebbe apparire come ben accetta, uno sbiadito sollievo, per le famiglie di quelle che sono state le sue vittime. E invece sono proprio queste stesse le prime a protestare: "Lui chiede una morte con dignità, quella che non ha concesso ad altri."

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L'uomo ha infatti ottenuto ciò che chiedeva da quasi tre anni ai giudici: l'eutanasia. Frank, 52 anni dei quali gli ultimi trenta passati in prigione, e con a carico una condanna all'ergastolo per aver ucciso una persona e averne torturate e stuprate tante altre (tra cui una 19enne la cui madre morì poco dopo di crepacuore), afferma infatti da tempo di non reggere più il carcere, che lo costringe a "insopportabili sofferenze psicologiche". Disturbi certificati da psichiatri, e che hanno portato giuristi e politici a parlare di un atto di pietà civile. Ma questo non basta a chi la vede come "una grazia, un premio, una liberazione che risparmierà la pena intera a chi l’ha meritata"; o alle sorelle di Christiane Remacle, la giovane seviziata e strangolata da Van den Bleeken nel 1989: "Lui deve marcire in galera e basta. Per sempre."

Su Facebook tutti contro il videogioco dello stupratore

La cosiddetta "dolce morte" arriverà per Frank l'11 gennaio prossimo, con un'iniezione letale. Ma, giustiziando il suo mostro, lo Stato belga non potrà dire di aver chiuso la vicenda, anzi. Come scrive Corriere.it, ora sono infatti 15 i detenuti che in Belgio, sulle orme di questo precedente, pretendono l'eutanasia adducendo malattie fisiche o gravi depressioni.

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