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Bernardo Provenzano tenta suicidio. "Sta simulando"

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Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio mercoledì notte nel carcere di massima sicurezza di Parma dove è rinchiuso dal 2006. Il boss di Cosa Nostra ha infilato la testa dentro un sacchetto di plastica ma è stato bloccato da una guardia penitenziaria. La notizia è stata diffusa solo ieri in tarda serata.

Secondo alcune fonti del Dap (Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria del ministero di Giustizia) Provenzano avrebbe architettato un finto suicidio per farsi credere incapace di intendere e di volere e quindi per poter essere scarcerato: "Sta simulando". Proprio alcuni mesi fa "Binnu u tratturi" era stato sottoposto, su volontà dei figli, ad una perizia psichiatrica che malauguratamente invece aveva dimostrato le piene capacità mentali del capofamiglia.

Il figlio di Provenzano, Angelo, di 36 anni, qualche mese fa andò in televisione partecipando alla trasmissione di Michele Santoro, Servizio Pubblico, che sollevò moltissime polemiche, per convincere le istituzioni a scarcerare il padre ormai vecchio e malato: "Noi chiediamo che mio padre venga curato. Prima di tutto è un detenuto. È vero che sta pagando meritatamente o immeritatamente, ma rimane sempre un cittadino italiano: sarà stato capo di Cosa Nostra ma stiamo parlando di un essere umano".

L'avvocato del superboss, Rosalba Di Gregorio, solleva dei dubbi su chi abbia fornito a Provenzano il sacchetto di plastica. Il legale fa notare che da anni, da quando alcuni mafiosi al 41 bis tentarono il suicidio, ai detenuti al carcere duro non è consentito tenere alcun oggetto pericoloso in cella. "Come mai- si chiede - nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l'unico detenuto del braccio in quel carcere ed è continuamente sorvegliato?". Immediata la risposta del segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Osapp, Leo Beneduci, subito contattato ha replicato: "Il tentativo di suicidio è stato sventato solo grazie alla solerzia degli uomini del Gom la sola, ormai, rimasta a fronteggiare la disfatta del sistema carcerario italiano".

Considerato il capo di tutti i capi di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano ha 79 anni ed è detenuto in regime di 41 bis, dopo essere stato protagonista di una latitanza record di 43 anni. Nonostante sia gravemente malato e reduce da un tumore alla prostata, soffre di un inizio di Parkinson e di un'encefalite destinata a peggiorare, recentemente è stato ritenuto in grado di partecipare ai processi e di difendersi.

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