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Bologna, utilizzato un manifesto razzista contro la violenza sulle donne

Al centro delle polemiche il Comune di Bologna che ha scelto, per pubblicizzare un'iniziativa antiviolenza del Comune stesso e del Centro delle donne un manifesto in cui è raffigurato un uomo di colore che aggredisce una donna bianca. E' stata giudicata razzista la scelta di quello che è un poster del ventennio fascista. L'Ordine dei giornalisti ha espresso la sua indignazione.

Il manifesto, immagine della propaganda di Mussolini del 1944, è stato utilizzato per pubblicizzare il seminario "Femminicidi, ginocidi e violenze sulle donne", in programma venerdì 17 aprile nell'Aula Magna di Santa Cristina e promosso dal Centro di documentazione ricerca e iniziativa delle donne della città di Bologna.

Sulla vicenda è intervenuto il presidente regionale dei giornalisti, Gerardo Bombonato, che ha denunciato l'utilizzo del manifesto d'epoca per pubblicizzare l'iniziativa. Bombonato ha affermato: "Mi auguro si tratti di una svista, di una scelta superficiale fatta magari per provocare, ma senza riflettere sull'impatto fuorviante che può assumere. L'Ordine dei giornalisti dell'Emilia-Romagna, che ha aderito alla campagna di Giornalisti contro il razzismo (richiamandosi anche alla recente Carta di Roma sui diritti dei migranti sottoscritta da Ordine e Fnsi) per contrastare la deriva di un'informazione distorta e allarmistica che rischia di fomentare diffidenza e xenofobia, non può che biasimare la scelta di un'istituzione come il Comune di Bologna richiamandolo a un linguaggio (anche le immagini lo sono) più corretto e rispettoso della dignità delle persone".

Reazioni sono giunte anche dal mondo politico. Il consigliere comunale Emilio Lonardo ha detto: "E' un'iniziativa pregevole su un tema serio come la violenza sulle donne e sono sicuro che nelle intenzioni dei promotori non c'era quella di criminalizzare gli stranieri. Sono sicuro che chi ha avuto questa discutibilissima idea avesse l'intenzione opposta. Ma è necessario porsi nei panni degli altri: qualsiasi persona straniera o di buon senso, che non ha questa contorsione mentale, si chiede se si voglia accusare gli stranieri per i casi di violenza sulle donne". Lonardo ha chiesto di togliere il patrocinio del Comune dall'iniziativa e di individuare le responsabilità. Il consigliere comunale del Pd, Leonardo Barcelò, ha detto: "Ci voleva almeno una didascalia che spiegasse il manifesto e la data a cui risale. Altrimenti lo capisce solo chi ha una cultura del ventennio fascista". La vicecapogruppo del Pd in Consiglio comunale, Lina Delli Quadri, ha invece affermato: "Sono d'accordo che sia un'immagine molto forte, ma probabilmente le organizzatrici volevano intendere che il tempo non è cambiato, che in questi anni c'è stata una regressione nell'attenzione alla violenza sulle donne".

Dalla Casa delle donne il presidente Susanna Bianconi ha detto: "L'iniziativa è organizzata dal Comune la nostra è solo una collaborazione esterna. Quando abbiamo deciso di aderire, quel manifesto ancora non c'era. Anche noi abbiamo telefonato al Comune, chiedendo spiegazioni, perché ci sono arrivate numerose e-mail di protesta". Secondo quanto riferito dalla Bainconi dal Comune hanno fatto sapere che "il manifesto è uscito senza la didascalia di spiegazione, voleva essere chiaramente una provocazione. Quando si sono accorti dell'errore però - ha spiegato il presidente dell'associazione - avevano già mandato la comunicazione a tutto l'indirizzario".

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