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Bossetti ai pm: "Non conoscevo Yara". Il padre adottivo: "Sono stato ingannato per 40 anni"

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Il presunto killer di Yara Gambirasio ha scelto di rompere il silenzio e di difendersi dalle accuse, a meno di 3 giorni dall’arresto nel cantiere di Seriate, fornendo un primo alibi per la sera in cui si pensa sia stata uccisa la ragazzina di Brembate Sopra.

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Massimo Bossetti, attualmente in custodia cautelare nel carcere di Bergamo, in sede di interrogatorio di garanzia davanti al pubblico ministero competente e al giudice delle indagini preliminari Ezia Maccora, ha fornito risposte dettagliate agli inquirenti, come confermato dall’avvocato difensore a fine mattinata.

Secondo Silvia Mazzetti, legale di parte del sospetto assassino dell’adolescente bergamasca, il muratore di 44 anni non si è sottratto a nessuna delle domande dei magistrati ed ha spiegato le sue ragioni negando di aver compiuto o preso parte all’omicidio di Mapello il 26 novembre del 2010. Non conoscevo Yara ha dichiarato Bossetti davanti al pm e al gip, prima di specificare che nelle ore incriminate si trovava “a casa” e non nei pressi del luogo del delitto, confutando quindi la tesi accusatoria e le risultanze della prova del Dna a suo sfavore.

In difesa del fratello si è pronunciata la sorella gemella Letizia, che ai microfoni del programma di Canale 5 Matrix ha sostenuto di non credere alla colpevolezza di Massimo Giuseppe, definito “sangue del mio sangue” e innocente da colei che comunque ha espresso la massima vicinanza alla famiglia di Yara Gambirasio.

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Tesissimo il clima, stando a quanto riferito dai cronisti inviati sul posto, a casa di Ester Arzuffi, madre dell’accusato e moglie di Giuseppe Bossetti: quest’ultimo, raccontano i giornalisti, ha avuto una reazione furibonda alla notizia appresa a sangue freddo dalla televisione, litigando violentemente con la donna che lo avrebbe “ingannato per 40 anni.

In attesa della pronuncia del Gip sulla convalida dell’arresto, non si placano le polemiche per la spettacolarizzazione dell’episodio di cronaca nera messa in atto dai media nazionali con poche eccezioni e per il protagonismo del ministro dell’Interno Angelino Alfano, nei confronti del quale il Movimento 5 Stelle ha annunciato una battaglia parlamentare finalizzata ad ottenerne le dimissioni.

Un passo indietro di fronte al dramma delle famiglie coinvolte nel delicato caso giudiziario ed in generale rispetto all'imprescindibile esigenza di tutela del bene supremo della privacy, senza dimenticare gli aspetti legati all’etica professionale di chi lavora nel settore dell’informazione, è l’obiettivo dell’Ordine dei Giornalisti, che in un comunicato diffuso ieri ha espresso preoccupazione per lo spettacolo offerto da tv e stampa in questi giorni.

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