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Bossetti, sul corpo di Yara "tracce inequivocabili": perito si sbilancia in tv, la Procura frena

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Potrebbe essere un passo avanti utile per gli sviluppi dell’inchiesta sul delitto Gambirasio, l’esame dei periti della Procura di Bergamo sul materiale biologico raccolto nel campo di Chignolo d’Isola vicino e sul cadavere della giovane vittima.

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Ma la testimonianza offerta davanti alle telecamere del nuovo programma di Mediaset Segreti e Delitti dal professor Fabio Buzzi, sugli ulteriori elementi a carico di Massimo Bossetti, non ha trovato per adesso alcun riscontro nelle dichiarazioni ufficiali dei magistrati, propensi ad agire con cautela in attesa di altri concreti passi in avanti nelle indagini che si annunciano ancora complesse.

Ospite della trasmissione di cronaca nera condotta su Canale 5 da Gianluigi Nuzzi, il responsabile dell’unità di Medicina legale e Scienze Forensi dell’Università di Pavia ha fatto riferimento indirettamente al sospetto responsabile dell’omicidio di Yara, evocando “Ignoto 1” e rivelando l’esistenza di prove aggiuntive rispetto alla già acquisita certezza scientifica del Dna.

La “coincidenza univoca tra le tracce repertate sui vestiti della ragazza” e quelle di peli e capelli trovati sopra e intorno al suo corpo, stando alla tesi di Buzzi, potrebbe inchiodare l’unico indagato fornendo alla Procura una sorta di controprova fornita dal lavoro analitico (iniziato oltre un anno fa) degli uomini coordinati dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo.

(Arresto di Massimo Bossetti, la madre del muratore contesta la prova del Dna)

Identificato con Massimo Bossetti colui che per lungo tempo era stato ricercato con la formula tecnica di Ignoto 1, gli investigatori hanno dato credito agli esami ed alla ricostruzione del coordinatore delle perizie scientifiche, procedendo all’immediata convocazione del professore subito dopo il test dell’alcool svolto sul 44enne muratore di Mapello, tratto in arresto sulla base di prove ritenute sufficienti all’incriminazione per il caso Gambirasio.

Prudenza vuole, in presenza di uno “sbilanciamento” in pubblico del collaboratore della Procura di Bergamo, che la giustizia faccia il suo corso nel rispetto dei tempi imposti dalla legge e senza passi falsi, evitando anche pericolosi scivoloni mediatici e cadute di stile da parte di chi è tenuto a garantire il corretto svolgimento delle indagini.

Le ragioni e le strategia processuale della difesa, da qui ad un paio di settimane, verranno chiarite al più presto dai legali di Massimo Giuseppe Bossetti in sede di presentazione o rinuncia alla richiesta di scarcerazione di fronte al Tribunale del Riesame.

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