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'Bresaola brasiliana', a favore o contro?

Dalle nostre tavole presto potrebbe scomparire la ben nota bresaola. L'Unione europea ha imposto al Brasile, a partire da oggi, numerose norme necessarie per importare questo tipo di carne. La bresaola, infatti, è fatta con carni brasiliane. Gli allevatori sudamericani incrociando la comune mucca con il 'bos taurus indicus' detto zebù hanno ottenuto un animale con la carne dura ma molto magra. "Sono ormai decenni - ha spiegato Emilio Rigamonti presidente del consorzio che tutela la bresaola della Valtellina - che acquistiamo carne brasiliana e il motivo è semplice: solo quella va bene per il nostro prodotto. Quella italiana ed europea sono troppo grasse. E poi bisogna ricordare che lo zebù è un bovino come gli altri. Ha solo quel nome strano, che richiama Belzebù..."

Dopo la decisione Ue nel nostro Paese è scoppiata la polemica. L'Uniceb, unione degli importatori di carne, ha scritto al ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Paolo De Castro. "Ho spiegato al ministro - ha fatto sapere il presidente dell'unione Renzo Fossato - che senza la carne brasiliana noi non produrremo più la bresaola. Gli allevatori brasiliani che esportano sono 15mila e solo 300 hanno presentato i certificati di rintracciabilità. Già il mercato è in subbuglio. Una tonnellata di carne oggi costa 13mila dollari - comprese tasse e dogane - invece dei 9.500 di un mese fa. Ho chiesto al ministro: dobbiamo dire addio alla bresaola?". Repentina la risposta del ministro: "La bresaola è uno dei gioielli del nostro agroalimentare di qualità. Voglio esprimere ai responsabili di Bruxelles tutta la mia apprensione per il comparto. Bisogna trovare strategie che, senza alterare l'impianto complessivo della politica commerciale della Ue nel settore carni, permettano di tutelare la specificità della produzione di bresaola e i lavoratori dell'indotto".

Le parole di De Castro hanno scatenato la reazione della Coldiretti secondo la quale "è particolarmente grave che un ministro, anziché valorizzare la produzione made in Italy di carne bovina, intervenga a favore dell'importazione di carne dal Brasile. L'Europa ha fatto bene a bloccare quella carne per evitare che nei piatti dei cittadini europei finiscano carni provenienti da zone a rischio di malattie come l'afta epizootica". Ma l'Uniceb non è d'accordo. "Non c'è nessun elevato rischio sanitario - ha precisato l'unione degli importatori di carne - le carni importate sono vincolate al disossamento e ad una maturazione che annulla qualsiasi rischio di trasmissione dell'afta epizootica. Noi vorremmo produrre la bresaola con carni bovine italiane, ma il prodotto disponibile sul mercato interno non è assolutamente adatto all'industria nazionale".

Ma la faccenda sembra avere un significato molto più ampio della semplice rinuncia alimentare. "Se le cose non cambiano - ha commentato Rigamonti - la produzione di bresaola si potrà bloccare presto. Per ora lavoriamo con le scorte ma appena finiranno ci sarà la cassa integrazione. I produttori irlandesi già esultano perché con il blocco del Brasile possono già alzare i prezzi. In generale, per la carne, prevedo un aumento al consumo dei 10-15 per cento".

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