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Brindisi, attentato senza movente: ultime notizie

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"Ma scusa, dopo quello che hai fatto, non hai paura per i tuoi nipotini? Non hai paura della rabbia dei mesagnesi? Quelli ti scuoiano...". Sono state queste parole a fare crollare Giovanni Vantaggiato dopo otto ore di interrogatorio passate a negare, con "una maschera terrificante, tra l'indifferenza e la cattiveria". La paura di ritorsioni da parte dei concittadini di Melissa Bassi - che nel decreto di fermo fa scrivere al procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, che il benzinaio di Copertino "può fuggire per sottrarsi alle possibili reazioni violente nei suoi confronti da parte dei familiari delle vittime" - fa scattare qualcosa nella testa di Vantaggiato, fino a fargli dire, alle 22.20, "intendo rispondere. È vero che sono stato io a collocare l'ordigno e a farlo esplodere nei pressi della scuola Morvillo Falcone di Brindisi la mattina del 19 maggio scorso".

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Inizia così la confessione di un uomo definito dai suoi vicini "insospettabile", ma capace di pianificare un attentato mortale con precisione maniacale, dall'acquisto del materiale per realizzare le bombe, al trasporto delle stesse e alla loro collocazione davanti alla scuola Morvillo-Falcone dove studiava Melissa.

I 10 kg di polvere pirica con cui ha confezionato ogni ordigno sono stati comprati "in più occasioni da vari rivenditori della provincia di Lecce", l'innesco era "una centralina collegata ad una batteria, che ho acquistato dalla ditta Greco sulla via per Nardò", il telecomando è stato comprato "da un impiantista da me scelto sulle Pagine Gialle, un impiantista che si trova in un paese tra Copertino e Maglie", il bidone, "rubato a San Pietro in Lama", trasportato "all'interno della Fiat Punto bianca intestata a mia moglie", mentre le tre bombole "che avevo rubato qualche tempo addietro, con tutto il materiale necessario per confezionare il meccanismo d'innesco", fatte viaggiare "all'interno della Punto".

Una organizzazione lucida e spietata, alla quale manca solo una cosa: il movente. Perché Giovanni Vantaggiato, a specifica domanda degli inquirenti, ha risposto: "la scuola? Scelta a caso". Una versione che non convince per nulla gli uomini impegnati nelle indagini e che il procuratore Motta, nelle quattro pagine con cui ordina il fermo, descrive "ai limiti dell'offesa all'intelligenza di chi l'interrogava", aggiungendo che il 'reo confesso' più volte si è "lasciato sfuggire nel corso dell'interrogatorio l'uso del plurale con riferimento al trasporto e alla collocazione del bidone con l'ordigno esplosivo", lasciando dunque intendere "il coinvolgimento di altri" e molto probabilmente "di un committente".

Che il benzinaio di Copertino sia l'esecutore materiale dell'attentato non ci sono dubbi e nel mandato di arresto sono dettagliati tutti gli indizi che hanno portato a Vantaggiato, dalle auto - "una Hyundai Sonica il cui numero di targa è stato rilevato dal sistema delle telecamere di sicurezza e un'autovettura Fiat Punto a tre porte", con diversi segni che la rendono inequivocabilmente identificabile - rilevate sul luogo dell'accaduto "la notte tra il 18 e il 19 maggio" e la mattina dell'attentato, "in orario precedente e successivo all'esplosione", allo stesso ex commerciante di gasolio agricolo, riconosciuto per "la sostanziale corrispondenza delle caratteristiche fisiognomiche" evidenziate dalle telecamere e da due testimoni, Patrizia Iaia e Sandra Morrone. Tuttavia gli inquirenti sono convinti che Vantaggiato non abbia agito da solo e che qualcuno l'abbia aiutato, se non addirittura istigato a compiere il gesto.

Gesto che resta senza spiegazioni plausibili - "non ho una ragione specifica per la quale ho scelto sia la città che il posto. La scelta del luogo è stata del tutto casuale. E l'ho fatto perché ce l'avevo con il mondo intero e, nello specifico, perché prima si lavorava e si guadagnava mentre adesso questo non succede più" - e che lascia presagire che le ultime notizie relative all'inchiesta altro non siano che il preludio a qualcos'altro, qualcosa che forse darà veramente senso all'affermazione del papà di Melissa "giustizia è fatta".

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