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Budapest, migranti prendono d'assalto i treni: caos in stazione. Orban annuncia controlli alle frontiere

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Mentre le scioccanti immagini dei migranti morti sulle coste della Turchia insieme alla speranza di trovare asilo in Europa continuano a scuotere le coscienze dell’opinione pubblica mondiale, interrogando i leaders politici occidentali sul dramma umanitario di proporzioni storiche in corso, Budapest si conferma luogo simbolo dell’emergenza profughi con la stazione Keleti presa d’assalto da centinaia di disperati in cerca di asilo.

Scontri davanti alla stazione Keleti di Budapest, polizia respinge profughi

Sono in prevalenza cittadini siriani, ma anche famiglie provenienti da Pakistan e Afghanistan i protagonisti del lungo braccio di ferro con le autorità ungheresi, espressione dell’ala intransigente della destra europea incarnata dal governo nazionalista di Orban.

Dopo lo sgombero dello scalo ferroviario del 1 settembre, effettuato dalla polizia di Budapest al termine dei disordini delle ore precedenti, la riapertura della stazione ha consentito ai migranti di accalcarsi nei pressi dei binari e salire sui vagoni provocando una violenta ressa sedata a fatica dagli agenti.

Nonostante le precisazioni dei responsabili dei trasporti, i profughi hanno occupato dalle 8 del mattino le carrozze convinti di poter accedere alle linee internazionali richieste, Germania e Austria in primis, mentre più tardi è giunta la notizia ufficiale della destinazione interna del convoglio preso d’assalto oggi, con direzione Sopron verso la frontiera ovest.

(Assalto dei migranti ai convogli internazionali: treni fermi, disordini a Budapest)

Intanto il governo conservatore guidato da Viktor Mihàli Orban si è scagliato contro Bruxelles accusando le istituzioni comunitarie di scarsa attenzione all’emergenza migranti, bollata come un “problema tedesco” evidentemente legato alle promesse della Cancelliera Merkel sull’accoglienza ai profughi provenienti da Siria e altre zone disagiate del Medio Oriente.

Lo stesso premier di Budapest ha ribadito, a margine dell’incontro col presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz, la volontà del suo esecutivo di mettere in discussione una volta per tutte il trattato di Schengen ristabilendo al più presto i controlli alle frontiere.

Dal canto suo, il numero uno della Commissione Jean-Claude Juncker (al quale si è associato il collega Donald Tusk) si è impegnato ad allargare le maglie degli ingressi dentro il territorio dell’Ue dalla soglia di 32mila fino al tetto massimo di 120.000 richiedenti asilo, da distribuire nei diversi Paesi membri.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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