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Buoni pasto, i piccoli ristoratori chiedono l'intervento dell'Authority

Da quando sono stati introdotti in Italia nel 1976, i buoni pasto hanno ottenuto un successo sempre maggiore. Tanto che, a quanto pare, il loro mercato vale 2,5 miliardi di euro e tante sono le società, molte delle quali a capitale straniero, che sgomitano l'un l'altra per controllarlo. Adesso proprio sui buoni pasto si è scatenata una guerra che vede in prima linea i piccoli ristoratori, i quali hanno chiesto l'intervento dell'Authority dei contratti pubblici per bloccare le gare al massimo ribasso delle società che emettono i ticket. Il primo banco di prova sarà la gara al ribasso dell'appalto dell'Eni, un contratto che dovrebbe essere aggiudicato nei prossimi mesi e particolarmente ambito dal momento che la società petrolifera concede ai propri dipendenti un bonus di 10 euro.

L'Anseb, l'organizzazione delle società che stanno dietro Day, Passlunch o Ristomat, e la Fipe, che rappresenta gli esercenti, si sono rivolte all'Authority dei contratti pubblici. Come spiegato dal quotidiano Il Corriere della Sera, i negoziatori dell'Eni vorrebbero procedere alla gara al massimo ribasso per risparmiare il più possibile, ma le organizzazioni di categoria si sono opposte. Il presidente di Anseb, Franco Tumino, ha spiegato: 'Se anche l'Eni, che non ha problemi di bilancio, sceglie la strada del massimo ribasso per il mercato è devastante'.

Ma qual è il problema? Presto spiegato. I gruppi del settore, dalla francese Edenred dei Ticket Restaurant alle società italiane e straniere dietro Day, Passlunch o Ristomat, per ottenere i contratti più importanti provano a scontare fino all'ultimo centesimo. E in genere chiudono i contratti con uno sconto che oscilla tra il 16 e il 20 per cento. Così il datore di lavoro fornisce ai propri dipendenti un buono pasto da 5 euro; l'impiegato si reca nel bar o in pizzeria e consuma per 5 euro; quando però l'esercente va a riscuotere quel buono se lo trova decurtato almeno del 10 per cento. Quindi un buono pasto di 5 euro per l'esercente si trasforma in un guadagno di 4 euro e mezzo. In poche parole, il piccolo ristoratore pur di avere clienti e non rimanere fuori dal giro lavora sotto costo, dovendo tra l'altro attendere mesi prima di riscuotere i soldi anticipati.

Ecco perché gli esercenti sono ora sul piede di guerra e hanno deciso di far sentire la propria voce. I buoni pasto vanno bene, il problema è rappresentato da quel 10 per cento in meno con il quale il piccolo ristoratore si trova a dover fare i conti. Quella degli esercenti, però, si presenta come una lotta tutt'altro che semplice. Secondo l'Anseb le gare dovrebbero venir assegnate non al massimo ribasso, ma con la formula 'dell'offerta economicamente più vantaggiosa', che possa comprendere oltre al prezzo anche la qualità del servizio e quindi non costringa gli esercenti a risparmiare sulle materie prime pur di guadagnare.

Foto: blog.buonopasto.it

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