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Cani e padroni, la sentenza della Cassazione

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Con la sentenza 34070/11 la Cassazione ha pronunciato un fermo 'no' ai cani lasciati liberi in strada. La Suprema Corte ha stabilito che il padrone dell'animale è tenuto a controllarlo in ogni momento e ad evitare che abbia accesso agli spazi destinati alla circolazione stradale, anche se non manifesta sintomi di aggressività. Il cane, dunque, può essere libero di muoversi, ma solo all'interno delle (poche) aree a lui riservate ed entro il raggio d'azione consentito dal guinzaglio.

La Cassazione si è pronunciata dopo aver analizzato il caso di un proprietario di due cani che, per distrazione del padrone, avevano oltrepassato il cancello della propria abitazione e, una volta usciti in strada, erano finiti sotto le ruote di un motociclista, il quale si era procurato lesioni guaribili in 21 giorni a causa della caduta. Nello scontro uno dei due cani era morto.

I magistrati hanno ritenuto il padrone degli animali responsabile e hanno confermato la condanna a 250 euro di multa. A nulla sono valse le eccezioni presentate dai suoi avvocati. Il padrone dei cani aveva fatto ricorso in Cassazione facendo presente che il cane finito addosso alla moto era morto e che il motociclista indossava degli zoccoli e quindi poteva essere disattento o aver perso il controllo del mezzo. I magistrati hanno però affermato che il cane 'si può rivelare pericoloso per le particolari situazioni del caso concreto, come in questo caso in cui gli animali hanno avuto accesso dove ciò non è consentito trattandosi di spazi destinati alla circolazione stradale. In questi casi, anche un semplice sbandamento del veicolo va addebitato al proprietario del cane, qualora sia lasciato libero di muoversi senza controllo'.

Nella sentenza poi si legge: 'Qualora un incidente stradale sia determinato dalla presenza sulla pubblica via di un animale incustodito che, investito, provochi lo sbandamento di un veicolo, va addebitata al proprietario dell'animale medesimo la responsabilità del fatto per omessa custodia, sia pure, eventualmente, con il concorso di colpa della persona offesa, dove questa non si sia accorta tempestivamente dell'ostacolo prevedibile ed evitabile'.

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