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Capotreno aggredito a Milano: arrestati due latinos, sono della banda Ms-13

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Due giovani sono stati arrestati per aver aggredito il capotreno Carlo Di Napoli, 32 anni, nella stazione di Villapizzone (Milano). L'ipotesi iniziale è stata confermata: hanno agito con questa barbarie, solo perché, alla richiesta del biglietto, non lo avevano e soprattutto non volevano ricevere una multa. I due autori dell'aggressione, Josè Emilio Rosa Martinez, 19 anni, e Jackson Jahir Lopez Trivino, 20, sono stati identificati grazie alle indagini avviate dopo la brutale violenza a colpi di machete che aveva reciso un braccio del capotreno: fortunatamente l'intervento chirurgico è riuscito, e Di Napoli dovrebbe riacquisire la funzionalità dell'arto.

Intanto Di Napoli ha già raccontato di aver "segnalato da mesi che di sera è impossibile lavorare, che rischi la vita". Con amarezza ha poi annotato: "Prima o poi doveva succedere, ma nessuno mi ha mai ascoltato". Insomma, non è stato un episodio impensabile, anzi. L'altro ferroviere, accorso in difesa di Di Napoli, ha invece solo riportato qualche ferita e un colpo alla testa. Ma le sue condizioni non sono gravi.

I due autori dell'aggressione appartengono alla banda sudamericana degli Ms-13, i Mara salvatrucha: una gang di ecuadoriani e salvadoregni molto temuta per la sua violenza. Durante la testimonianza resa ai pubblici ministri, Josè Emilio Rosa Martinez ha ammesso di aver usato il machete per 'difendere' il suo amico che era stato fermato dal controllore, mentre altri componenti del gruppetto erano riusciti a scappare.

Leggi qui come è andata l'aggressione al capotreno Carlo Di Napoli

Josè Emilio Rosa Martinez ha spiegato anche come era andata la giornata sfociata nall'aggressione al capotreno nella stazione di Villapizzone: "Avevamo bevuto vodka in un parco, poi abbiamo preso il treno del Passante alla stazione Certosa". Per il giovane salvadoregno portare il machete con sé è la regola: "Lo porto per difendermi, non sai mai chi puoi incontrare". Infine gli inquirenti stanno cercando di raccogliere altre testimonianze di persone che sono scappate terrorizzate nei concitati momenti dell'aggressione.

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