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Carbosulcis, minatori occupano la cava: "Siamo armati di esplosivo"

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E' già la seconda notte che gli operai della Carbosulcis trascorrono barricati nela miniera di Nuraxi Figus a Gonnesa (Sulcis Iglesiente, nel sud della Sardegna), occupata nella notte di domenica per protesta. Alla fine del turno di lavoro, i minatori hanno bloccato i quattro pozzi d'accesso con cumuli di minerale e alcuni mezzi, restando nelle gallerie dove hanno sequestrato, a detta loro, circa 400 chili di esplosivo e mille detonatori, utilizzati per l'estrazione e la lavorazione del carbone.

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Una forma di lotta estrema per salvare quella che è l'unica miniera di carbone attiva in Italia: i lavoratori chiedono al Governo e alla Regione Sardegna di mettere al sicuro i loro posti di lavoro con un progetto di rilancio della miniera, da mesi in difficoltà per la crisi del mercato e sempre più vicina alla chiusura. "Siamo pronti a tutto, anche a fare i matti" hanno dichiarato i minatori, anche se le forze dell'ordine smentiscono la detenzione di esplosivo.

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Il piano industriale, che garantirebbe un futuro ad oltre 500 dipendenti della Carbosulcis, prevede la produzione di energia pulita dal carbone attraverso la cattura e lo stoccaggio di anidride carbonica nel sottosuolo: un modo per sfruttare le riserve di carbone pre produrre energia elettrica. In tal modo la centrale elettrica sarebbe collegata direttamente alla miniera e l'energia prodotta potrebbe essere venduta a prezzi più vantaggiosi alle aziende di Portovesme come l'Alcoa, anch'essa a rischio chiusura.

Un piano ad impatto ambientale zero, con la possibile creazione di 1500 nuovi posti di lavoro e che potrebbe ricevere finanziamenti europei, ma ancora nessuna società si è offerta di entrare nel progetto. La situazione potrebbe sbloccarsi venerdì prossimo, quando la Regione Sardegna (che detiene una partecipazione societaria nella Carbosulcis) e i sindacati incontreranno il Governo per discutere una serie di vertenze sulle principali aziende in crisi dell'isola.

Fino ad allora la protesta non si fermerà: "Si va avanti ad oltranza, ormai il Sulcis è in guerra - hanno dichiarato i lavoratori - Il carbone è strategico, l'alluminio pure. Non si può pensare di chiudere le fabbriche senza colpo ferire". Una rivolta che ricorda quella del 1995, quando i minatori rimasero al buio nelle gallerie per oltre 100 giorni. Un sacrificio che, se necessario, sono pronti a ripetere.

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