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Carmine Schiavone è morto, infarto stronca il pentito che svelò la terra dei fuochi: aveva 72 anni

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Carmine Schiavone è morto a 72 anni nella sua casa dell'alto Lazio. Un infarto ha stroncato la vita del boss dei casalesi che svelò le dinamiche che gravitavano intorno alla cosidetta terra dei fuochi e alla sua galassia di discariche zeppe di rifiuti altamente nocivi.

Il suo pentimento è storia del maggio 1993, da allora una serie di faldoni contenenti le confessioni che portarono alla condanna, fra gli altri, di criminali del calibro di Francesco 'Sandokan' Schiavone (suo cugino), Francesco Bidognetti e Michele Zagaria.

"Il nostro era un clan di stato. Basti pensare che tutti e 106 i comuni della provincia di Caserta avevano come Sindaco un nostro uomo", una delle sue pesanti confessioni. "Come si facevano le amministrazioni? A Villa Literno facemmo eleggere 10 consiglieri: 8 socialisti, 1 repubblicano e 1 comunista, Fabozzo. Io dicevo, tu fai il Sindaco, tu il Vice, tu l'assessore e così via. Mi dissero che per avere la maggioranza mancava un uomo, a quel punto presi Enrico Fabozzo e lo feci diventare democristiano affidandogli la carica di assessore al personale".

TERRA DEI FUOCHI - "Dalla Germania arrivavano camion con fanghi nucleari in cassetta da piombo 50. Ma anche rifiuti tossici dalle concerie della zona di Arezzo, così come dalle fabbriche di Milano, Genova, La Spezia, Massa Carrara. Avevamo un introito di 600-770 milioni al mese. Milioni e milioni di tonnellate di rifiuti, per bonificare la zona ci vorrebbe l'introito dello Stato di un anno".

Già nel 1997 Schiavone previde il dramma che si sarebbe verificato un paio di lustri più tardi: "I rifiuti hanno avvelenato le falde acquifere, ma per noi era un grande affare, iniziato verso la metà degli '80. Su molte di queste terre non cresce l'erba, su qualcuna ci pascolano bovini. Io credo che gli abitanti di comuni come Casapesenna, Castel Volturno, Casal di Principe hanno al massimo 20 anni di vita, moriranno tutti di cancro, difficilmente si salveranno".

GLI APPALTI- "Le tariffe prevedevano il 5% sulle opere di costruzioni e il 10% sul rifacimento del manto stradale. Per le strade il capitolato prevedeva 6 cm di asfalto, noi gliene mettevamo tre".

La morte di Carmine Schiavone è stata commentata dal procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, che nel 1993 raccolse le sue dichiarazioni, utilizzate per decapitare, due anni più tardi, con 136 arresti il clan dei casalesi, : "Fu il primo pentito che davvero ci condusse a capire che i clan avevano a disposizione non solo armi, ma anche energie economiche ed imprenditoriali".

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