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Caro pasta, si sospettano manovre speculative

La procura di Roma ha dato ordine al nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di perquisire le sedi della Barilla a Parma, della De Cecco a Pescara e Roma, della Divella a Rutigliano (Bari), della Garofalo a Gragnano e della Amato a Salerno. Le perquisizioni, avvenute anche nella sede dell'Unipi (Unione industriali pastai italiani), sono state disposte nell'ambito di un'inchiesta su manovre speculative che avrebbero determinato un rialzo dei prezzi alimentari a partire dal settembre 2007. Nell'ultimo biennio il prezzo è aumentato quasi del 50 per cento.

Come sottolineato da Il Corriere della Sera, è stata una denuncia presentata un paio di anni fa dalle associazioni di consumatori a dare il via all'inchiesta. Per il momento è stata indagata una sola persona, ma non si esclude la possibilità che gli accertamenti possano estendersi ad altri soggetti. Gli investigatori sono alla ricerca di materiale che dia prova del presunto accordo restrittivo della concorrenza.

La Coldiretti sostiene che la pasta viene venduta con un ricarico del 400 per cento, dal momento che il grano duro viene pagato agli agricoltori 18 centesimi al chilo e la pasta costa in media 1,4 euro al chilo. La Coldiretti ha affermato: "Il prezzo della pasta è rimasto pressoché stabile rispetto allo scorso anno nonostante le quotazioni del grano siano scese su valori inferiori di ben il 30 per cento mettendo a rischio il futuro delle coltivazioni Made in Italy. Una crisi che non è giustificata dal consumo di pasta di semola che in Italia è cresciuto in valore del 2,8 per cento nel primo semestre 2009 rafforzando il primato degli italiani nel consumo che è fissato attorno ai 26 chili a persona, tre volte superiore a quello di uno statunitense, di un greco o di un francese, cinque volte superiore a quello di un tedesco o di uno spagnolo e sedici volte superiore a quello di un giapponese. Peraltro circa la metà della produzione italiana è esportata in Germania (19 per cento), Francia (15 per cento), Regno Unito (14 per cento) Stati Uniti (7 per cento) e Giappone (5 per cento). Un piatto di pasta su quattro consumato nel mondo è fatto in Italia che è leader nella produzione con 3,2 milioni di tonnellate superiore a quella degli Stati Uniti (2 milioni di tonnellate), del Brasile (1 milione di tonnellate) e della Russia (858 mila tonnellate)".

 (foto © LaPresse)

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