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Casalesi, domani la sentenza

Sarà emessa domani, 19 giugno 2008, la sentenza di secondo grado del processo di mafia, denominato Spartacus, contro il clan camorristico campano dei Casalesi e il suo capo Francesco Schiavone, soprannominato "Sandokan". Sono 31 gli imputati, contro 16 di loro è stato chiesto l'ergastolo. Un processo dalle vaste proporzioni e dai profondi significati. Un processo che si è aperto il 1 luglio 1998 nella Corte D'Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e che ha preso forma in seguito alle indagini condotte dal 1993 dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Il processo penale è poi terminato in primo grado il 15 settembre 2005 con 95 condanne e 21 assoluzioni. Altri dieci imputati sono deceduti prima della conclusione del dibattimento. Il 16 giugno 2008 si è svolta l'ultima udienza del processo d'appello.

Sul quotidiano La Repubblica Roberto Saviano, autore di "Gomorra", ha spiegato come da questo processo sia emerso che i più significativi investimenti pubblici sono stati realizzati dalle imprese del clan dei Casalesi. Un vero e proprio meccanismo di "drenaggio" di soldi pubblici e di estorsioni grazie al quale le imprese edili dei Casalesi, i loro alberghi, le loro aziende di trasporto sono diventate le migliori d'Italia e i loro broker hanno investito e costruito in tutto il mondo.

"Il clan ha paura - ha scritto Saviano - ha paura perché i Casalesi condanne definitive non ne hanno mai avute, perché sentono come un'assurdità l'essere condannati per fatti commessi decenni prima, quando ormai la loro carriera è avviata verso altre logiche, altri mercati". E poi ha aggiunto: "Un processo come questo, durato anni, non è solo una forma della giustizia, è molto di più. È anche un percorso culturale, una rinascita del diritto, un momento in cui si sono sedimentate le forze e le energie di un territorio. La chiusura di questo processo è un segnale, una possibilità di una nuova primavera del mezzogiorno italiano".

Un processo importante quindi. "Bisognerà non spegnere l'attenzione - ha poi concluso Saviano - seguire la vicenda giudiziaria in Cassazione e poi soprattutto seguire gli altri rami del processo Spartacus che riguardano i rapporti con la politica, i rapporti con le imprese legali. Rami del processo che se non si interviene rischiano di vedere cadere i reati in prescrizione. Ora che si sta chiudendo il processo - lungo frammento di storia di queste terre, archeologia criminale e umana che emerge dalle carte e dalle confessioni - mi vengono in mente i volti di coloro che sono stati uccisi per aver posto resistenza al potere del clan."

Dal 2006, anno in cui è stato pubblicato "Gomorra", Roberto Saviano vive lontano da Napoli e perennemente sotto scorta. Secono alcune indagini condotte dai carabinieri, infatti, lo scrittore rischia di essere ucciso dai Casalesi che gli hanno giurato vendetta.

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