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Caso Aldrovandi, risarcimento milionario alla famiglia

Nel 2005 restò in sordina la morte di un ragazzo ferrarese deceduto dopo un malore. La vicenda rimase nell'oscurità fino a quando la madre, nel 2006, non aprì un blog in cui chiedeva aiuto per scoprire la verità sulla tragica fine del figlio. Federico Aldrovandi era deceduto a seguito dei maltrattamenti subiti da dei poliziotti, intervenuti sul luogo dove si trovava il ragazzo in stato confusionale.

Troppi misteri dietro la sua morte e la famiglia è riuscita ad accendere i riflettori sul suo caso fino a quando non sono stati denunciati e condannati, in primo grado, tre dei quattro agenti che con le loro percosse hanno causato la morte di Federico. Il processo è ancora in corso ma lo Stato ha riconosciuto alla famiglia Aldrovandi un risarcimento di 2 milioni di euro se non si costituirà parte civile nel processo di appello.

La madre del ragazzo, Patrizia Moretti ha accettato, anche se a malincuore, ma afferma, sullo steso blog da cui ha urlato il suo dolore: 'Questo è un passo importante, almeno così pensavo. Mi sono chiesta tante volte se accettare significava vendere mio figlio ma purtroppo Federico non me lo potrà restituire nessuno e io non ho nemmeno più la forza di odiare'.

'Mi piace pensare che questo sia un gesto riparatore dello Stato e delle istituzioni nei confronti miei e della mia famiglia, doveroso e significativo così mi piace pensare, perché i poliziotti che hanno ucciso mio figlio non faranno un giorno di carcere mai, anche se proseguissimo in appello e in cassazione'.

'L’unica soddisfazione è quella di avere restituito la verità sulla sua morte e sulla sua memoria ma nessuno purtroppo pagherà per ciò che ci hanno fatto perché questa è l’Italia'.

Il legale della famiglia, Fabio Anselmo, ha ammesso: 'Sono soddisfatto dal punto di vista professionale, si tratta di una ammissione di responsabilità di indubbia valenza ma anche dispiaciuto dal punto di vista umano, avrei voluto essere in appello'.

La mamma di Federico, intanto, ha un altro obiettivo: quello di costituire un'associazione 'vittime delle forze dell'ordine', in cui potrebbe far parte anche la famiglia di Stefano Cucchi: 'La nostra idea è costituire una associazione affinché fatti come questi non si ripetano mai più: ci abbiamo pensato lo scorso 25 settembre, nel quinto anniversario della morte di mio figlio. Il nostro è uno scopo propositivo ci ha dato una grande risposta, vorrei questa fosse una strada da seguire'.

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