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Caso Pasolini, Veltroni chiede nuove indagini e Alfano risponde

Lunedì Il Corriere della Sera ha pubblicato una lettera scritta dell'esponente del Pd Walter Veltroni e indirizzata al ministro della Giustizia Angelino Alfano nella quale vengono chieste nuove indagini sulla morte dello scrittore e poeta Pier Paolo Pasolini ucciso nella notte tra il primo e il 2 novembre 1975 sulla spiaggia dell'idroscalo di Ostia. Secondo Veltroni, infatti, la morte dello scrittore nasconde dei misteri e vi sarebbero coinvolte più persone, non solo Pino Pelosi.

Veltroni conclude la sua lunga e dettagliata lettera scrivendo: 'Ora la scienza e le tecnologie possono aiutarci a dire una parola definitiva. E lei, fornendo un impulso all'iniziativa della giustizia potrà assolvere ad una funzione assai rilevante. Conviviamo da anni con un numero di ombre insopportabile. Più ne dissiperemo e meglio sarà per tutti noi, per il nostro meraviglioso Paese. E più ancora della verità giudiziaria credo ci debba oggi interessare la verità storica'.

Nel giro di pochi giorni è arrivata la risposta di Alfano. Sempre attraverso Il Corriere della Sera, Alfano ha scritto: 'Gentile on. Veltroni, nella notte tra l'1 e il 2 novembre di 35 anni fa l'Italia intera veniva privata del contribuito di Pier Paolo Pasolini, lucida personalità della cultura italiana. Pier Paolo Pasolini si accorse per primo che negli scontri di Valle Giulia, i veri proletari erano i poliziotti figli del sud e della povertà, sradicati dai propri paesini e mal pagati. Ed il suo brutale assassinio ci ha anche impedito — per sempre — di conoscere le sue analisi sui ben più violenti fenomeni che negli anni a seguire avrebbero ferito ed umiliato la nostra democrazia. Lei, onorevole Veltroni, ci ricorda correttamente i numerosi dilemmi che le indagini svolte all'epoca dei fatti — con mezzi e tecnologie ben diversi da quelli odierni — hanno lasciato irrisolti. Ed in effetti, concluso il processo a Pino Pelosi, l'indagine meritava maggiori attenzioni finalizzate a chiarire se il ragazzo di vita di allora abbia agito da solo oppure insieme ad altri e con quali reali intenzioni. Serve a qualcosa a così tanta distanza dai fatti cercare ancora la verità?'.

Il ministro ha poi continuato affermando: 'La risposta è una sola: accertare la verità è sempre non soltanto utile ma necessario ed ancor più lo è quando la verità vale non soltanto ad accertare le responsabilità penali, ma a far chiarezza sul piano storico-politico oltreché su quello giudiziario (necessariamente limitato ad affermare responsabilità personali in termini di certezza). Condivido, dunque, ancora una volta, come già fatto nel recente passato — con riguardo alle vittime romane della violenza terrorista di ogni forma e colore che ancora oggi attendono verità e giustizia — l'opportunità di guardarsi indietro, senza paura e senza reticenze, perché è questa l'unica strada coerente con i valori di una democrazia finalmente matura. Per questa ragione — pur non avendo, com'è noto, alcun potere diretto in ordine all'eventuale provvedimento di riapertura delle indagini — da Ministro della Giustizia raccolgo volentieri e senza riserve il Suo invito poiché ne condivido le ragioni e ritengo di rendere un buon servizio al mio Paese inoltrando al signor Procuratore della Repubblica di Roma un'apposita istanza in tal senso'.

 (foto © LaPresse)

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