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Caso Scazzi, Calabresi: "Cestiniamo gli audio morbosi"

Il caso di Avetrana è senza dubbio l'avvenimento del momento. Tutti ne parlano instancabilmente in una spasmodica ricerca di audience. Carta stampata, blogosfera e tv. Nessuno si è fermato innanzi ad una tragedia del genere.

Guarda la docufiction de L'Arena sul caso Scazzi

Ascolta la confissione di Michele Misseri, lo zio mostro

Nel piccolo schermo addirittura c'è chi si è spinto ben oltre. L'omicidio di Sarah Scazzi infatti è sulla bocca di tutti, a qualunque ora (e perfino di domenica con L'Arena di Giletti). Ne parlano all'albeggiare su 'Uno Mattina', ne dibattono al pomeriggio durante 'Pomeriggio 5' e per finire ne straparlano in seconda serata grazie ai plastici di Vespa e al 'Quarto Grado' di Salvo Sottile.

E proprio questo atteggiamento ha dato vita ad un dibattito nel dibattito. Molti infatti si interrogano sulla liceità dei comportamenti posti in essere dall'informazione.

Il quotidiano 'La Stampa' ad esempio ha contestato il trend con un edulcorato editoriale redatto dal direttore Mario Calabresi. Nel pezzo in questione il noto giornalista ha invocato il rispetto per le vittime, attaccando per conseguenza l'ideale gesto di 'sollevare il lenzuolo (ndr quello con cui si copre un cadavere) e spingere tutti a fissare quello che c’è sotto'.

A sostegno di questa tesi, Calabresi ha esternato l'approccio del suo quotidiano in merito alla vicenda, passando in rassegna i recenti accadimenti.

'Ieri mattina - ha dichiarato il direttore - abbiamo avuto gli audio degli interrogatori di Avetrana, le voci di Michele e Sabrina Misseri, con la confessione dettagliata e tormentata da parte dello zio dell’omicidio di Sarah Scazzi. Ci siamo chiesti cosa farne e se metterli subito sul sito web, sicuri di fare un record di contatti. Ne abbiamo discusso e abbiamo deciso di buttarli, perché non aggiungevano nulla a quello che avete già letto fino a oggi, perché non servivano a chiarire nulla e perché potevano essere utili solo a solleticare le morbosità, a infilare la testa più in fondo nel pozzo'.

Un voyuerismo che di certo è inviso a 'La Stampa', che tramite il suo editorialista più rappresentativo ha deciso di prendere ufficialmente le distanze dal quel giornalismo 'guardone' ed 'insensibile' che è disposto alla qualunque pur di macinare lettori, ascolti o contatti.

(foto © LaPresse)

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